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Progetto di una psicologia

In quest'opera incompiuta, Freud giustappone alcune nozioni tratte dalla neurofisiologia, come quella dei neuroni (scoperti nel 1892) e di trasmissione sinaptica, ad alcuni fati di osservazione clinica tratti dalla sua fresca esperienza del trattamento dell'isteria. Freud non volle pubblicare il manoscritto finché era in vita, questo fu ritrovato da Marie Bonaparte tra le carte di Fliess, acquistato e pubblicato postumo nel 1950. 

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Bibliografia:
Leggere Freud - Jean Michel Quinodoz
Lezioni sul pensiero freudiano - Enrico Mangini
Opere di Sigumnd Freud - Boringhieri

Il sistema limbico

Il sistema limbico è ritenuto la parte del SNC che sostiene e guida le emozioni e i comportamenti necessari all’autoconservazione. I segnali provenienti dagli organi sensoriali vengono distribuiti alla corteccia, ai gangli della base ed al sistema limbico (dove influiscono sui ricordi e sulle emozioni e la  cui elaborazione avviene per lo più fuori della coscienza). 
Soggetti con una storia di trauma infantile, hanno risposte iper-reattive dell’amigdala. L’amigdala fa parte del sistema limbico e serve ad aumentare la vigilanza e  ad aumentare il potenziale reattivo di fronte a situazioni nuove o pericolose.

Il sistema limbico è una serie di strutture cerebrali che includono l'ippocampo, l'amigdala, i nuclei talamici anteriori e la corteccia limbica che supportano svariate funzioni psichiche come emotività, comportamento, memoria a lungo termine, e olfatto. Il termine limbico viene dal latino "limbus", solitamente tradotto con "cintura" o "fascia".

Anatomia

Essenzialmente il sistema limbico è costituito da una serie di strutture cerebrali che occupano la superficie mediale di entrambi gli emisferi. Ogni emisfero cerebrale si può figurare come un prisma triangolare a base inferiore, cavo al centro e costituito da "materia grigia" in superficie(corteccia) e da fasci di fibre (sostanza bianca),in profonditaà, che connettono la corteccia con le strutture sottocorticali . Questo foro è circondato da un anello di materia corticale e non corticale che nel complesso formano il sistema limbico. Le aree corticali del sistema limbico sono suddivise in meno strati rispetto ai sei della neocorteccia e vengono denominate allocorteccia o archicorteccia (ippocampo e bulbo olfattivo). Il sistema limbico include varie strutture corticali e sottocorticali. Il termine è molto usato in psichiatria e neurologia nonostante l'esatto ruolo e la definizione sono state soggette a numerose revisioni da quando è stato introdotto. Le seguenti strutture sono considerate parte del sistema limbico:
- Amigdala: implicata nella segnalazione alla corteccia di stimoli motivazionali associati a reazioni di paura e ricompensa. Sembra implicata nelle reazioni emotive e nell'attrazione sessuale.
- Ippocampo: implicato nella formazione delle tracce di memoria a lungo termine nell'orientamento spaziale tramite mappe cognitive.
- Locus ceruleus: È all'origine della maggior parte delle azioni della noradrenalina nel cervello, ed è coinvolto nelle risposte a stress e panico. Ha proiezioni al sistema limbico, pur facendo parte dei nuclei laterali della formazione reticolare. Deve il suo colorito grigiastro all'accumulo di pigmento melanico, forse un sottoprodotto della produzione della noradrenalina.
- Giro paraippocampale: gioca un ruolo nella formazione della memoria spaziale.
- Giro del cingolo: controllo corticale del battito cardiaco e della pressione sanguigna e implicazioni cognitive specialmente nell'attenzione volontaria.
- Fornice: trasporta i segnali dall'ippocampo ai corpi mammillari, implicato nella memoria a lungo termine.
- Ipotalamo: controllo sul sistema nervoso autonomo e sulle vie neuroendocrine tramite la ghiandola ipofisi. Coinvolto anche nelle reazioni emozionali e di paura, nei correlati fisilogici agli stati emotivi, ai ritmi circadiani (nucleo sopra chiasmatico) e in alcuni comportamenti stereotipati.
- Talamo: la stazione di recezione e ritrasmissione della corteccia cerebrale.
- Corpi mammillari: importanti per la formazione della memoria a lungo termine.
- Ghiandola ipofisi: costituita da Neuroipofisi e Adenoipofisi con origine embriologica differente, secrezione di ormoni in grado di influenzare la risposta ormonale del sistema endocrino e di regolare l'omeostasi.
- Giro dentato: coinvolto nella formazione di nuove tracce mnemoniche.
- Corteccia Entorinale: essenziale per il corretto funzionamento del circuito ippocampale, rappresenta la porta di entrata e di uscita del sistema.
- Corteccia Piriforme: coinvolta in funzioni olfattive.
- Giro del fornice: regione comprendente l'ippocampo, il giro cingolato e il giro paraippocampale.
- Bulbo olfattivo: recezione degli stimoli di natura olfattiva.
- Nucleus accumbens: parte dello striato ventrale (Nuclei della base) sede dei circuiti Cortico-Striato-Talamici del sistema limbico.
- Corteccia orbitofrontale: coinvolta nella presa di decisione, parte della corteccia prefrontale.


La memoria implicita (non passibile di ricordo) è operativa fin dai periodi più precoci dello sviluppo. Essa dipende da circuiti cerebrali che fanno capo all'amigdala (organo delle emozioni per eccellenza) (Damasio, 1999; LeDoux, 2000; Bennett e Hacker, 2005) che matura precocemente e prima dell'ippocampo (Joseph, 1996; vedi Mancia 2006b). Essi coinvolgono il cervelletto (almeno per le risposte condizionate alla paura, Sacchetti et al., 2004), i gangli della base, la corteccia del cingolo, l'insula e le aree temporo-parieto-occipitali dell'emisfero destro (fortemente caratterizzato sul piano emozionale) (Gainotti, 2001, 2006). Le esperienze della prima infanzia (e perciò anche ogni trauma precoce) non possono essere depositate che in questa forma di memoria, l'unica disponibile all'inizio della vita. Tuttavia, in ogni momento della vita, esperienze fortemente traumatiche o gravi stress (McEwan e Sapolski, 1995) producono perdita di neuroni ippocampali e pertanto i circuiti della memoria esplicita saranno alterati. Queste esperienze possono essere archiviate solo nella memoria implicita e contribuire a strutturare anche se tardivamente un inconscio non rimosso.

Funzioni

Il sistema limbico opera influenzando il sistema endocrino e il sistema nervoso autonomo. È largamente connesso con il Nucleus accumbens tramite i circuiti cortico-striato-talamici, la degenerazione di questi circuiti è stata associata all'insorgere di sindromi schizofreniche. Inoltre il sistema limbico è innervato dalla via dopaminergica mesolimbica che ne regola il grado d'attivazione tramite azione modulatoria. Il nucleus accumbens e il sistema limbico sembrano largamente coinvolti nei meccanismi di ricompensa e punizione, inoltre gli oppioidi endogeni e alcune droghe trovano un'abbondanza di recettori in queste strutture cerebrali.
Il sistema limbico è strettamente connesso alla corteccia prefrontale. Molti scienziati ritengono che questi circuiti limbico-frontali siano coinvolti nei meccanismo di presa di decisione in base a reazioni emozionali.
 
Bibliografia
Bremner, J. D. (1999). The Lasting Effects of Psychological Trauma on Memory and the Hippocampus.
Wikipedia

Patologia dei nervi periferici

I nervi periferici sono fasci di fibre nervose avvolti da guaine connettive.




PRINCIPALI FORME ANATOMO-CLINICHE DI NEUROPATIE PERIFERICHE

- La lesione isolata di un nervo (mononeurite) o di una radice è abitualmente traumatica o per lo meno meccanica.
- Multinevrite
- Polinevriti
- Poliradicolonevriti

PATOLOGIA DEI PLESSI  


PATOLOGIA DEI NERVI PERIFERICI



- Nervo sciatico (L4, L5, S1, S2, S3)

Il territorio sensitivo dello sciatico poplieto esterno comprende la faccia antero-esterna e i 2/3 interni della faccia posteriore della gamba, i 3/4 interni del dorso del piede e la facia dorsale delle prime falangi delle prime tre dita e la metà interna di quella del quarto. Il territorio sensitivo del nervo tibiale ..... 

Cenestopatie e psicalgie


Queste sensaioni anomale, strettamente dipendenti da uno stato psicologico, sono attualmente molto diverse dai dolori e dalle parestesie delle malattie organiche. Di qualità imprecisa, atipiche per la distribuzione topografica, provocate da fattori affettivi piuttosto che da stimoli afferenti, sono descritte dai pazienti in modo prolisso ed immaginoso. Nell'isteria i sintomi negativi (anestesia) sono più caratteristici dei dolori.

Vigilanza

La vigilanza è una funzione del tronco cerebrale e più precisamente della formazione reticolare contenuta nella parte rostrale del tegmento pontino, nel tegmento mesencefalico e nella prte adiacente del diencefalo. In tal modo è definita la formazione reticolare attivatrice ascendente che manda proiezioni diffuse alla corteccia cerebrale, sia direttamente che tramite il talamo.

Coscienza

La coscienza può essere definita come l'insieme delle funzioni cognitive che ci consentono di attribuire un significato e di rispondere in maniera adeguata alle stimolazioni sensitive e sensoriali, ed in particolare alle più complesse tra di esse, le stimolazioni verbali. Così definita, la coscienza è una funzione della corteccia cerebrale.

Neuroni a specchio: meccanismi neurofisiologici dell'intersoggettività

Nietzsche in Aurora (1881) scrive: «Per comprendere l'altro, cioè per imitare i suoi sentimenti in noi stessi, noi ci mettiamo in una prospettiva di imitazione interna che in qualche modo fa sorgere, fa sgorgare dei sentimenti in noi analoghi, in virtù di un'antica associazione tra movimento e sensazione». I neuroni specchio, da un certo punto di vista, esemplificano questa relazione tra movimento e sensazione.
E' necessaria una premessa: un neurone non è un soggetto epistemico. Un neurone è una «macchina» che genera delle tensioni, dei voltaggi. L'unica cosa che un neurone verosimilmente conosce del mondo esterno è una manciata di ioni come potassio, sodio, calcio, cloro, ecc., che incessantemente escono ed entrano dai canali che ne attraversano la membrana. Non c'è nulla di intrinsecamente intenzionale nel funzionamento di un neurone. Ma questo neurone non è contenuto in una scatola magica; è contenuto in un organo — il cervello — che è legato, vincolato, cresce e si sviluppa in parallelo ad un corpo, attraverso il quale ha accesso al mondo esterno. Il cervello che studiamo non è quindi quello degli esperimenti «pensati» dalla filosofia analitica, il cervello nel vaso (brain in a vat), per così dire, ma è un organo legato ad un corpo che agisce, che si muove, che patisce nel suo continuo interscambio con il mondo.
La dimensione interpersonale è fondamentale per capire che cosa succede all'interno del nostro sistema nervoso centrale quando entriamo nel dominio dell'intelligenza sociale. Ma il paradigma con cui ancora ci si confronta, è quello della scienza cognitiva classica, che ha completamente reificato la dimensione corporea dello psichismo e dei processi cognitivi, e soprattutto, ha concentrato ogni sforzo nell'enucleazione di regole formali che strutturerebbero il funzionamento del nostro apparato cognitivo. Lo ha fatto iscrivendolo in una realtà solipsistica, dimenticando completamente l'influenza dell'interscambio, dell'intersoggettività, nel costruirsi, svilupparsi e consolidarsi delle supposte architetture computazionali che il cognitivismo classico ha fatto oggetto del proprio studio. 
Sono stati scoperti neuroni nella corteccia premotoria del macaco che scaricano ogni volta che l'animale esegue con la mano o con la bocca atti motori finalizzati al raggiungimento di uno scopo, come afferrare, prendere del cibo, manipolarlo, romperlo, spezzarlo, ed anche quando l'animale è lo spettatore passivo di azioni analoghe eseguite da un essere umano o da un'altra scimmia. Tali neurono sono stati denominati «neuroni specchio» (Gallese et al., 1996; Rizzolatti et al., 1996; Rizzolatti e Craighero, 2004).
I neuroni specchio si attivano anche quando l'osservazione dell'interazione tra la mano dell'attore e l'oggetto non è pienamente visibile, ma può solo essere «inferita» (Umiltà et al., 2001). Solo che in questo caso non parliamo di un'inferenza logica, bensì del risultato di una simulazione motoria. L'attivazione nell'osservatore del programma motorio corrispondente all'azione solo parzialmente vista, ne consente la comprensione. E' stato anche scoperto che se l'azione si accompagna ad un suono caratteristico, come quando si rompe una nocciolina, il solo suono dell'azione è sufficiente ad attivare i neuroni specchio (Kohler et al., 2002). Quindi, lo stesso contenuto semantico, «rompere la nocciolina», attiva i neuroni specchio indipendentemente dalla modalità sensoriale che lo veicola. È un meccanismo che incarna a suo modo una rappresentazione astratta dell'azione, che però è tutto fuorché astratta perché incarnata all'interno del nostro sistema motorio.
Una serie di studi hanno dimostrato che un meccanismo analogo di rispecchiamento è presente anche nel cervello umano, ed è organizzato in modo grossolanamente somatotopico. Quando osserviamo azioni eseguite da altri con la bocca, la mano, o il piede, attiviamo regioni del nostro sistema motorio fronto-parietale corrispondenti a quelle che entrano in gioco quando noi stessi eseguiamo azioni simili a quelle che stiamo osservando. Non ci limitiamo a vedere con la parte visiva del nostro cervello, ma utilizzando anche il nostro sistema motorio (Gallese, Keysers e Rizzolatti, 2004; Rizzolatti e Craighero, 2004).
Cosa succede nel nostro cervello quando osserviamo i gesti comunicativi di una persona che parla, di una scimmia che comunica con il lipsmaking (ritmica apertura delle labbra, un gesto affiliativo che sta ad indicare ai conspecifici l'assenza di intenzioni aggressive), e di un cane che abbaia? La risposta ci viene da un studio fMRI condotto da Buccino et al. (2004a). Quando vediamo l'uomo parlare si osserva un'attivazione bilaterale del sistema pre-motorio che include l'area di Broca; quando vediamo la scimmia si osserva un'attivazione premotoria bilaterale di intensità ridotta; infine, quando vediamo il cane abbaiare si ha un'assenza completa di attivazione motoria. I risultati di questo esperimento ci dicono due cose: primo, che non è necessaria una risonanza motoria per comprendere ciò che vediamo: sappiamo benissimo che c'è un cane che abbaia, ma la qualità della nostra comprensione dell'abbaiare del cane è molto diversa dalla qualità del nostro comprendere che c'è un uomo che parla. Questo «riempimento» esperienziale è precisamente il risultato dell'attivazione della simulazione incarnata, del meccanismo cioè sostenuto dai neuroni specchio. Grazie alla simulazione incarnata ho la capacità di riconoscere in quello che vedo qualcosa con cui «risuono», di cui mi approprio esperienzialmente, che posso fare mio. Il significato delle esperienze altrui è compreso non in virtù di una spiegazione ma grazie ad una comprensione diretta, per così dire, dall'interno.
E' stato dimostrato che il sistema dei neuroni specchio è alla base non solo della capacità di riconoscere e comprendere le azioni altrui, ma anche le intenzioni che le hanno promosse (Fogassi et al., 2005; Iacoboni et al., 2005). Altri studi inoltre suggeriscono che il sistema dei neuroni specchio sia non solo coinvolto nella comprensione del significato delle azioni osservate, ma si attivi anche durante la comprensione di espressioni linguistiche descriventi le stesse azioni (Gallese, 2007). 
Il mimetismo caratterizza in modo pervasivo la dimensione sociale dell'esistenza umana, e lo fa a più livelli. Ad esempio, la psicologia sociale ha descritto e studiato il cosiddetto «effetto camaleonte» (Chartrand e Bargh, 1997; cfr. anche Niedenthal et al., 2005). Mimiamo inconsapevolmente il comportamento non verbale altrui; ci piace di più chi ci imita; il mimarsi reciproco incrementa quanto più personale è la relazione con l'altro; il mimarsi reciproco incrementa quando abbiamo lo scopo di affiliare qualcun altro; dopo un fallimento nell'affiliare qualcuno, al tentativo successivo, cerchiamo di imitarlo di più, e potremmo continuare con ulteriori esempi (cfr. Ferguson e Bargh, 2004). Il mimetismo è quindi uno strumento fondamentale nella costruzione del gradimento sociale. E risulta essere uno strumento importante anche nella costruzione di stereotipi cognitivi. Un esperimento ha esplorato il ruolo del mimetismo cognitivo nell'espressione delle competenze di cultura generale, chiedendo a soggetti volontari adulti sani di rispondere alle domande di cultura generale del gioco di società «Trivial Pursuit» (Ferguson e Bargh, 2004). I soggetti che prima di essere sottoposti alle domande erano stati impegnati per trenta minuti a leggere articoli sugli Hooligan hanno mostrato performance significativamente inferiori rispetto a soggetti che per trenta minuti avevano letto narrative su scienziati o scrittori. Se — grazie alla simulazione — entriamo anche solo per mezz'ora nel framing cognitivo di un Hooligan, il nostro preesistente bagaglio culturale produce una performance più scadente rispetto a quando entriamo per un periodo equivalente nel framing cognitivo di un intellettuale.
I meccanismi di simulazione ci forniscono uno strumento per condividere a livello esperienziale gli stati mentali altrui. Da un certo punto di vista, la simulazione incarnata può essere considerata come il correlato funzionale dell'empatia. Una serie di nuovi studi sembra mostrare come molti di questi meccanismi appaiano perturbati nell'autismo infantile (per una rassegna, Gallese, 2003, 2006). Siamo ancora molto lontani da poter affermare che i neuroni specchio consentano di spiegare in modo esaustivo l'autismo infantile. Il carattere preliminare di questi risultati, unitamente al notevole polimorfismo clinico caratterizzante la sindrome dello spettro autistico richiedono grande cautela. È tuttavia evidente che si sta aprendo una nuova prospettiva, un nuovo percorso d'indagine scientifica della dimensione autistica che c'induce a considerare l'autismo non più come difetto di un supposto (ma verosimilmente inesistente) modulo della teoria della mente, ma soprattutto come disturbo della consonanza intenzionale, dovuto ad un malfunzionamento e/o ad una sregolazione dei meccanismi di rispecchiamento sostenuti dalla simulazione incarnata (Gallese, 2003, 2006). 
La scoperta dei neuroni specchio genera inoltre interessanti implicazioni per la teoria psicoanalitica e per la pratica psicoterapeutica (vedi: Gallese V. (2006). La molteplicità condivisa. Dai neuroni mirror all'intersoggettività. In S. Mistura (a cura di), Autismo. L'umanità nascosta, Torino, Einaudi, 207-270).

Tratto da:
Gallese, V. (2007). Dai neuroni specchio alla consonanza intenzionale. Rivista Psicoanal., 53:197-208

Organizzazione della sensibilità: somestesi


Le sensazioni somestesiche hanno due significati possibili per l'organismo: 1) funzione di allarme o di protezione e 2) esplorazione delle forme e della correttezza dei movimenti finalistici. Questi due aspetti corrispondono abbastanza bene ai concetti designati con il nome di sensibilità protopatica ed epicritica. Sul piano fisiologico l'organismo assolve queste due funzioni mediante le attività di due apparati separati ma concatenati e complementari tra loro.
Il sistema lemniscale è una via diretta paucisinaptica le cui articolazioni sono costruite in modo da accentuare i caratteri discriminativi spazio-temporali dell'informazione.
Il sistema extralemniscale utilizza un apparato di conduzine più lento, multisinaptico: ad ogni livello di articolazione infatti, gruppi di neuroni operano la sommazione spaziale e temporale delle informazioni.

Tutte le afferenze raggiungono il midollo spinale per mezzo delle radici posteriori.
Il ganglio spinale è un rigonfiamento situato sulla radice posteriore che contiene il corpo cellulare del primo neurone per tutte le afferenze del segmento corrispondente

Le fibre afferenti del sistema lemniscale sono fibre mieliniche di diametro medio a conduzione relativamente rapida. Il prolungamento centrale di questi neuroni sale nel cordone posteriore dove costituisce i fasci di Goll e di Burdach. La prima articolazione di questa via nervosa è situata a livello bilbare (nuclei di Goll e Burdach) dove avviene la decussazione. Il secondo neurone, previa decussazione, costituisce il nasrto di Reil o lemnisco mediale che raggiunge il nucleo ventro-postero-laterale del talamo. Da qui un terzo motoneurone assicura la proiezione alle aree somestesiche corticali; l'area somestesica primaria è costituita dalla circonvoluzione parietale ascendente; l'are asomestesica secondaria è situata al livello del versante superiore della scissura di Silvio.

Il sistema extraleminscale è costituito da fibre sottili, poco mielinizzate che teminano nei nuclei del corno posteriore del midollo. Il secondo neurone sensitivo incrocia la linea mediana al davanti del canale ependimale e raggiunge il fascio spinotalamico del cordone anterolaterale del lato opposto.

Nello sviluppo della realtà il concetto del proprio corpo ha un ruolo fondamentale. Al principio vi è soltanto la percezione di una tensione, vale a dire di un "qualcosa di interno". Più tardi, con la coscienza dell'esistenza di un oggetto utile a placare la tensione, abbiamo la percezione di "qualcosa di esterno". Il proprio corpo è ambedue le cose allo stesso tempo. Dovuto alla concorrenza simultanea dei dati tattili del mondo esterno e sensorii del mondo interno, esso diventa qualcosa di separato dal resto del mondo, e così è possibile discernere il sé da non-sé. La somma delle rappresentazioni psichiche del corpo e dei suoi organi, la cosìddetta immagine corporale, costituisce l'idea del Me, ed è di importanza fondamentale per l'ulteriore formazione dell'Io. L'immagine corporale non coincide con il corpo oggettivo; per esempio, il vestiario o estremità fantastiche possono essere incluse. (vedi lo sviluppo psicologico secondo Freud)