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L'interesse dell'estetica per la psicoanalisi


La psicoanalisi riconosce anche nell'esercizio dell'arte un attività che si propone di temperare desideri irrisolti. Le forze motrici dell'arte sono gli stessi conflitti irrisolti che spingono altri individui alla nevrosi e che hanno indotto la società a fondare le sue istituzioni.
L'artista persegue innanzitutto la propria liberazione e, comunicando con la sua opera, la trasmete ad altri che soffrono degli stessi desideri trattenuti. Egli rappresenta come appagate le sue fantasie di desiderio più personali, e queste divengono opera d'arte soltanto se vien loro impressa una forma di versa che mitighi l'aspetto urtante di questi desideri, ne celi l'origine personale, e offra a gli altri, rispettando le regole del bello, seducenti premi di piacere
In quanto realtà ammessa convenzionalmente, in cui grazie all'illusione artistica simboli e formazioni sostitutive possono suscitare autentici affetti, l'arte costituisce un regno intermedio tra la realtà che frustra i desideri e il mondo della fantasiache li appaga, un dominio in cui si direbbe siano rimaste in vigore le aspirazioni all'onnipotenza dell'umanità primitiva.

Bibliografia:
L'interesse per la psicoanalisi da parte delle scienze non psicologiche (1913 -OSF)

Progetto di una psicologia

In quest'opera incompiuta, Freud giustappone alcune nozioni tratte dalla neurofisiologia, come quella dei neuroni (scoperti nel 1892) e di trasmissione sinaptica, ad alcuni fati di osservazione clinica tratti dalla sua fresca esperienza del trattamento dell'isteria. Freud non volle pubblicare il manoscritto finché era in vita, questo fu ritrovato da Marie Bonaparte tra le carte di Fliess, acquistato e pubblicato postumo nel 1950. 

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Bibliografia:
Leggere Freud - Jean Michel Quinodoz
Lezioni sul pensiero freudiano - Enrico Mangini
Opere di Sigumnd Freud - Boringhieri

Trattamento psichico

Trattamento psichico (trattamento dell'anima)

Psiche è una parola greca che significa "anima". Trattamento psichico vuole dire "trattamento dell'anima", e si potrebbe dunque pensare che con esso si intenda: trattamento dei fenomeni patologici della vita dell'anima. Ma non è questo il significato dell'espressione. Trattamento psichico indica piuttosto: trattamento a partire dall'anima, trattamento - di disturbi psichici o somatici - con mezzi che agiscono in primo luogo e immediatamente sulla psiche dell'uomo. 
Un tale mezzo è sopratutto la parola, e le parole sono anche lo strumento essenziale del trattamento psichico.
Le prestazioni mentali sono legate alla presenza di un cervello normalmente sviluppato ed è noto che l'introduzione di sostanze tossiche possono produrre stati mentali alterati. Il rapporto tra corpo e psiche è un rapporto di interazione, ma mentre l'azione del corpo sulla psiche apare più facile da essere ammessa, poca clemenza incontra in genere l'azione della psiche sul corpo.

Esiste un gran numero di malati, lievi e gravi che con i loro disturbi pretendono molto dalla medicina, nei quali però non sono rintracciabili segni visibili e tangibili del processo patologico. Un gruppo di questi malati colpisce per la ricchezza e la multiformità del quadro clinico: non sono in grado di lavorare intelettualmente per mal di testa o per difetto di attenzione, dolgono loro gli occhi durante la lettura, accusano un dolore sordo o si addormentano, la digestione è turbata da sensazioni penose, l'evacuazione non avviene se non aiutata, il sonno è abolito e così via. In questi casi si può osservare che i sintomi del male sono chiramente influenzati da eccitazioni, emozioni, preoccupazioni e così via.
Dall'indagine medica è alla fine risultato che tali persone non devono essere considerate e trattate come malati di occhi e simili, ma che in esse si deve trattare diun male del sistema nervoso nel suo complesso.

Soltanto quando si studia il patologico si impara a riconoscere il normale. Sull'influsso che la psiche genera sul corpo erano note da sempre molte cose, l'esempio più comune è l'espressione die moti d'animo.
E' universalmente noto quali straordinari mutamenti si verifichino nell'espressione facciale, nella circolazione sanguigna, nelle secrezioni, negli stati di eccitamento dei muscoli volontari, sotto l'influsso per esempio della paura, dell'ira, del dolore psichico, dell'esatasi sessuale. Meno noti, ma perfettamente accertati, sono altri esiti somatici degli affetti, che non fanno più parte della loro espressione. Stati affettivi durevoli di natura penosa quali dispiacere, preoccupazione e lutto, riducono lo stato di nutrizione del corpo in generale, fanno sì che i capelli imbianchino, il grasso scompaia e le pareti dei vasi sanguigni si modifichino in maniera patologica. viceversa sotto l'influsso di eccitazioni piacevoli, della "felicità", si vede tutto il corpo rifiorire e la persona riacquista alcuni contrassegni della giovinezza.
Gli affetti nel senso più stretto sono caratterizzati da un rapporto del tutto particolare con i processi somatici, ma a rigore tutit gli stati psichici, anche quelli che siamo abituati a considerare "processi di pensiero", sono in una certa musira "affettivi", e non uno di essi è privo delle espressioni somatiche e della capacità di modificare processi somatici. Persono durante il calmo pensare per "rappresentazioni", eccitamenti corrispondenti al contenuto di queste rappresentazioni vengono continuamente deviati verso muscoli lisci e striati.
I processi di volontà e dell'attenzione sono anch'essi in grado d'influenzare profondamente i procesis corporei e di avere una parte notevole, come promotori o come inibitori nelle malattie somatiche. Qualunque sia la causa die dolori, sia pure l'immaginazione, i dolori non sono per questo meno reali e meno violenti. I guerriero adulto non sente il dolore della ferita nel febbrile fervore della lotta. L'influsso della volontà su procesis patologici del corpo è meno facilmnente documentabile con esempi, ma è ben possibile che il proposito di guarire o la volontà di morire non siano senza importanza neppure per l'esito di casi gravi ed incerti di malattia.

Di alto interesse è lo stato psichico dell'attesa. Per esempio nell'imperversare di un'epidemia sono messi in pericolo coloro che temono di ammalarsi (attesa angosciosa). Lo stato contrario, l'attesa colma di speranza e fiduciosa, è una forza attiva di cui dobbiamo tener conto in senso stretto in tuti i tentativi di cura e guarigione. L'influsso più evidente dell'attesa fiduciosa s'incontra nelle cosidete guarigioni "miracolose", che ancora oggi si verificano sotto i nostri occhi senza concorso dell'arte medica.
E' poi nota l'influenza di questi aspetti tanto che gli studi sui farmaci venogno appunto eseguiti in doppio cieco, per evitare che l'attesa fiduciosa o meno di medico o pazienti influenzi il risultato della terapia tanto da rendere nullo lo studio. Così comeè noto che persone sottoposte ad ecessivi accertamenti diagnostici preventivi finiscono per ammalarsi prima di altre che riscono a vivere più serenamente. 
Anche coloro che non hanno fede religiosa possono beneficiare di guarigioni miracolose. Esistono infatti in ogni tempo cure di moda e medici di moda.
La comprensibile insodisfazione per l'aiuto spesso insufficiente della medicina, forse anche l'intima rivolta contro la costrizione del pensiero scientifico, che rispecchi aall'uomo l'inesorabilità dell anatura, hanno posto in tutti i tempi e nuovamente ai nostri giorni una singolare condizione alla forza terapeutica di persone e rimedi. L'attesa fiduciosa riesce a crearsi soltanto quando il soccorritore non è un medico e può vantarsi di non capire nulla del fondamento scientifico della terapia, quando il rimedio non è sperimentato attraverso un preciso esame, ma per esempio raccomandato da una predilezione popolare. Di cui la sovrabbondanza di cure naturali, che anche oggi continuano a contendere ai medicil'esercizio della loro professione e di cui possiamo se non altro dire, con una certa sucirezza, che molto più spesso nuocciono anziché giovare a coloro che cercano la guarigione
Probabilmente però l'effetto di qualsiasi rimedio che il medico prescrive, di qwualsiasi intervento che intraprende, si compone di due parti. Una di queste è data dal comportamento psichico del malato. Vi sono medici che posseggono in grado superiore ad altri la capacità di guadagnare la fiducia dei malati; il malato sente allora spesso il sollievo già nel momento in cui vede il medico entrare nella sua stanza.

In ogni epoca, e nell'antichità ancor più diffusamente di oggi, i medici hanno praticato il trattamento psichico. Se per trattamento psichico intendiamo lo sforzo di suscitare nel malato gli stati e le condizioni psichiche più favorevoli alla guarigione. I popoli più antichi non avevano a disposizione quasi null'altro se non un trattamento psichico; né tralasciavano mai di sostenere l'effetto di pozioni e misure terapeutiche con un insistente trattamento psichico. Ora cominciamo a comprendere anche la "magia" della parola. Le parole sono infatti i mediatori più impoirtanti dell'influsso che un uomo vuole esercitare sull'altro.

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Bibliografia:
OSF vol.1 pag 93 - 1890

La memoria del sogno

Tutto il materiale che costituisce il contenuto del sogno deriva in qualche modo da ciò che abbiamo vissuto e viene riprodotto, ricordato nel sogno.
Capita che il contenuto onirico ci presenti un materiale che durante la veglia non riconosciamo come nostro, come parte della nostra conoscenza ed esperienza, sino al momento in ci un fatto nuovo ci restituisce molto tempo dopo il ricordo, dato perduto, di un'esperienza trascorsa, rivelandoci con ciò l'origine del sogno. Occorre dunque ammettere che nel sogno ricordavamo e sapevamo cose che invece sfuggivano alla nostra memoria durante il giorno.
Il sogno dispone dunque di ricordi inaccessibili allo stato di veglia.
Una delle fonti a cui il sogno attinge, per la sua attività riproduttiva, elementi in parte non ricordati né utilizzati dall'attività psichica dello stato di veglia, è la vita infantile.
Il comportamento della memoria durante il sogno è senza dubbio di enorme importanza per ogni teoria della memoria in generale. Esso ci insegna che "nulla di ciò che una volta abbiamo posseduto intellettualmente può andare del tutto perduto. Ogni impressione, anche la più insignificante, lascia una traccia inalterabile, capace, all'infinito, di riapparire, conclusione questa a cui portano anche molte altre manifestazioni patologiche della vita psichica.
Il sogno però non si limita a riprodurre, ma presenta il materiale trasformato.

Bibliografia:
OSF Vol 3

Sogno di non riuscire a prendere il treno

I sogni del non riuscire a raggiungere il treno vano affiancati ai sogni di esame.
Sono in genere sogni di consolazione nei confronti di un altro moto di angoscia provato nel sonno: l'angoscia di morire.
"Partire" è uno dei simboli di morte più frequenti e inequivocabili. Il sogno, consolatorio, dice allora: "Stai tranquilo, non morirai (non partirai)", come il sogno d'esame rassicurava dicendo: "Non temere anche questa volta non ti succederà nulla".


OSF Vol 3 cap 6 E

Il sogno d'esame

Spesso chi ha concluso i suoi studi con l'esame di maturità si lamenta dell'ostinazione con cui è perseguitato dal sogno angoscioso di essere stato respinto; contro di esso già nel sogno vanamente obietta che ormai da anni già esercita la professione.
Sono i ricordi indelebili delle punizioni inflittecci in infanzia per le nostre malefatte che si sono ridestati nel nostro intimo.
Anche l'"angoscia dell'esame" dei nevrotici trova il suo rafforzamento in questa angoscia infantile.
L'angoscioso di esame avrebbe scelto nel passato un'occasione in cui la grave angoscia si dimostrò ingiustificata e venne contraddetta dal risultato. L'obiezione "ma io sono già dottore" sarebbe in relatà la consolazione offertaci dal sogno che dunque suonerebbe: non temere per domani, pensa all'angoscia che hai provato prima dell'esame di maturità, eppure non è successo nulla.
L'obiezione "ma sie già dottore" accenna però anche ad un rimprovero: " sei così vecchio, così avanti nella vita, e fai sempre di queste sciocchezze, queste ragazzate". Questo miscuglio di autocritica e consolazione corrisponderebbe al contenuto latente dei sogni d'esame. I rimproveri per le "sciocchezze" e le "ragazzate" si riferiscono alla ripetizione di atti sessualei reprensibili. Il sogno di maturità si riferisce generalmente all'esperimento e alla maturità sessuale.


OSF Vol 3

Precisazioni sui due principi dell'accadere psichico (1911) Vol 6 OSF

Ogni nevrosi ha l'effetto di sospingere l'ammalato fuori dalla vita reale, di alienarlo dalla relatà.
Il nevrotico si isola dalla relatà perché la trova insopportabile. Il caso limite di questo distacco dalla realtà è offerto da alcune forme di psicosi allucinatoria.
E' in questa riflessione che forse si può intravvedere una delle preziosità dell'analisi, che non cerca di eliminare gli aspetti disturbanti per la società di una persona sofferente, ma ha come ambizione di restituire la libertà alla persona sofferente psichicamente, cercando di restituirle la realtà dalla quale ha cercato ed è riuscita ad alienarsi.
Il rapporto con la realtà non è passimo ma attivo, come F. ci mostra in questo scritto, necessita di un investimento di energia.
Nella psicologia fondata sulla psicoanalisi, ci siamo abituati a prendree come punti di partenza quei processi psichici inconsci le cui proprietà ci sono divenute note attraverso l'analisi. Li consideriamo come i processi più antichi, primari, come residui di una fase di sviluppo nella quale essi costituivano l'unica specie di processi psichici. La suprema tendenza a cui obbediscono questi processi primari può venire indicata come principio di piacere-dispiacere (o principio di piacere). Qui per la prima volta compare la definizione di principio di piacere nelle Opere di Freud.
Ci possiamo porre alcune domande: dietro ad ogni sintomo vi è qualcosa di inconscio? Sappiamo che esiste un inconscio rimosso ed uno non rimosso, ossia relaitivo a quegli stadi dello sviluppo dove la memoria non era ancora rponta per memorizzare e registrare: a quell'epoca primitiva rimanevano trace nell'individuo di quanto gli accedeva ma non venivano rapresentate in alcun modo. Ma cosa c'è dietro una eprsona per esempio ansiosa? Una immagine rimossa e inconscia? Una modalità relazionale patologica forse in alcuni casi dove la persona vive tutta la vita come con dentro un residuo di un genitore in passato allarmante e non confortante. Nelle teorie post freudiane alcuni autori propongono che le persone internalizzino non tanto le immagini delle persone con cui sono venuti in cntatto quanto piuttosto le modalità relazionali che hano vissuto. In questo modo potrebbe essere molto ansioso un adulto cresicuto in infanzia da un genitore o in un ambiente che percepiva come non rassicurante (magari una mamma o un padre con sintomi depressivi o ansiosi). Qualcuno ci chiede ma allora un ansioso deve andare in analisi? E' bene a questo proposito stare molto cauti rispeto ale generalizzazioni. Un sintomo non vuole dire nulla e bisogna evitare le generalizzazioni ed i preconcetti. Ci sono tante persone che non hanno sintomi e vivono malissimo, come forse ci mostrano suicidi o comunque crolli emotivi commessi da persone che esternamente apparivano serene. La patologia non sta nel sintomo. In effetti comunque la psicoanalisi non è per tutti da nessun punto di vista, una persona al di là che si senta ansiosa o meno ma che senta che le manca quacosa per godersi appieno la vita e che non senta di vivere come desidererebbe: questa è la persona che dovrebbe afrontare l'analisi.
[...]

Infanzia e giovinezza di Sigmund Freud



Nel 1856 Freud nasce a Freiberg (Moravia) da genitori ebrei. Maggiore di otto figli rimase il preferito della madre.
Fu ascoltando il suo amcio e collega Joseph Breuer raccontargli nel 1882 i suoi successi ottenuti nel trattamento dei sintiomi isterici di una giovane paziente, Anna O., che Freud rivolse le sue attenzioni all'ipnosi. 
Per conoscerne di più, decise di frequentare uno stage a Parigi presso Charcot tra il 1885 e il 1886, poi a Nency presso Bernheim nel 1889.
La pubblicazione degli studi sull'isteria segnò tuttavia la fine della collaborazione tra Freud e Breuer, una delle cause del loro reciproco allontanamento  fu anche l fatto che Breuer non era convinto dei fattori sessuali nell'origine dell'isteria, sui quali Freud poneva sempre più l'accento.


Bibliografia:
Leggere Freud: Jean-Michel Quinodoz
Nel 1895, anno della pubblicazione degli Studi sull'isteria, Freud aveva 39 anni, era sposato, padre di numerosi figli, e aveva già alle sue spalle una riconosciuta carriera medica di ricercatore in neuropatologia e di medico neurologo.


Studi sull'isteria (1892-1895)

Il punto di partenza dal quale F. mosse i primi passi verso la scoperta della psicoanalisi fu lo studio dell'isteria. Gli studi sull'isteria non rappresentano tanto l'espressione di una posizione scientifica consolidata, quanto piuttosto la testimonianza di un pensiero in movimento, e sono tuttoggi di riferimento per  iniziare il  cammino di chi desidera avvicinarsi a compendere li pensiero analitico.
In quest'opera F. e Breuer presentano i successi ottenuti nel trattamento dei sintomi isterici e le loro prime ipotesi. E' a partire dal 1882 che F. si interessa del ruolo della suggestione e dell'ipnosi nel trattamento dei malati che soffrono di isteria.
Negli Studi sull'isteria, opera che costituisce il risultato di più di dieci anni di lavoro clinico, Freud e Breuer descrivono in dettaglio il trattamento di 5 malati e ciascuno di loro dedica un capitolo alle proprie ipotesi. Quello scritto da Freud, intitolato "per la psicoterapia dell'isteria" presenta le basi cliniche e teoriche della psicoanalisi.
Fu ascoltando il suo amico e collega Joseph Breuer raccontargli nel 1882 i successi ottenuti nel trattamento dei sintomi isterici di una giovane paziente, Anna O., che Freud rivolse la sua attenzione alla possibilità dell'ipnosi nel trattamento dei pazienti isterici. Per conoscerne di più decise di frequentare uno stage a Parigi presso Charcot tra il 1885 e il 1886, poi a Nancy presso Bernheim nel 1889. Charcot conferì all'isteria lo statuto di una entità nosografica ben delimitata e ne fece oggetto di studi e ricerche, abbandonando le tesi medievali che attribuivano l'isteria ad un eccitamento di origine uterino o alla simulazione. Egli classificò l'isteria tra le malattie nervosi funzionali e non organiche osservando che la distribuzione delle paralisi isteriche era aleatoria e differente dalla distribuzione  radicolare osservata nelle paralisi neurologiche. Charcot utilizzava la suggestione ipnotica per fare sparire i sintomi isterici, soprattutto con finalità dimostrative e non curative.
La pubblicazione degli Studi sull'isteria segnò anche la fine della collaborazione con Breuer, in parte anche perché questi non era convinto dell'importanza dei fattori sessuali nell'origine dell'isteria, sui quali Freud poneva sempre più l'accento.

STUDI SULL'ISTERIA
Breuer e Freud
1892-95
Capitolo 1
Comunicazione preliminare
Sul meccanismo psichico dei fenomei isterici 
J. Breuer e Freud
"Che nell'isteria "traumatica" sia l'infortunio ad avere provocato la sindrome è ovvio; ...  gli ammalati in ogni attaccorivivono in modo allucinatorio sempre lo stesso avvenimento che aveva provocato il promo attacco. ... La nostre esperienze ci hanno tuttavia mostrato che i più svariato sintomi che si considerano manifestazioni spontanee, per così dire idiopatiche dell'isteria, presentano col trauma motivante una connessione altrettanto strimgente di quella dei fenomeni sopra indicati, che, sotto questo aspetto, sono più trasparenti. A fatti motivanti di tale tipo abbiamo potuto ricondurre nevralgie e anestesie delle specie più svariate e spesso perduranti da anni, contratture e paralisi, attacchi isterici e convulsioni epilettoidi, che tutti gli osservatori avevano scambiato per epilessia autentica, piccolo male e affezioni tipo tic, vomiti continui e anoressia spinta al punto del totale rifiuto del cibo, i più svariati disturbi della vista, allucinazini visive ricorrenti e altre manifestazioni ancora".

Gli autori riprendono il testo della "comunicazione preliminare" già pubblicata nel 1893. Gli autori scrivono che l'incidente che ha provocato per la prima volta i sintomi dell'isteria generalmente sfugge al semplice esame clinico e il malato spesso ha perduto il ricordo di questo evento. Generalmente è necessario ipnotizzare i malati per ridestare in loro i ricordi del tempo in cui il sintomo si è manifestato per la prima volta. Molto spesso sono episodi dell'infanzia ad essere all'origine del fenomeno morboso. Le ossevazioni fino ad alora effetuate inducevano gli autori a ritenere che fosse dimostrata una analogia patogena comune nella isteria e nella nevrosi traumatica, attribuendo ad un trauma psichico l'origine dell'isteria. Il ricordo del trauma psichico "agisce come un corpo estraneo", che deve essere considerato come un agente patogeno. "L'isterico soffrirebbe per lo più di reminescenze".
"Sembra a prima vista strano che esperienze da gran tempo passate debano agire così intensamente, e che i ricordi di esse non soggiacciano al logoramento cui pure vediamo sottostare i nostri ricordi. ... L'afievolirsi di un ricordo o dell'affetto che lo accompagna dipende da parecchi fattori. E' innanzitutto rilevante al riguardo se si sia reagito energeticamente o no all'evento impressionante. Intendiamo qui per reazione tutta la gamma di riflessi volontari e involontari con i quali, come l'esperienza insegna, gli affetti si scaricano: dal pianto fino all'atto di vendetta. Se tale reazione avviene in misura sufficiente, una grande parte dell'affetto scompare. Se la reazione viene repressa, l'affetto rimane legato al ricordo".
E' inoltre rilevante lo stato psichico al momento in cui l'evento è accaduto, gli autori parlano a questo proposito di "stati ipnoidi".
Il risveglio del ricordo traumatico determina la scomparsa die sintomi. Il linguaggio svolge un ruolo determinante nell'effetto catartico. "Nella parola l'uomo ritrova un surrogato dell'azione, e con l'aiuto della parola l'affetto può essere abreagito in misura quasi uguale. In altri casi il parlare è di per sé il riflesso adeguato" chedetermina il liberarsi da un peso. Gli autori attribuiscono i fenomeni isterici a una scissione della coscienza. Il trauma psichico, o meglio il suo ricordo, "agisce al modo di un corpo estraneo, che deve essere considerato come un agente attualmente efficiente anche molto tempo dopo la sua intrusione". Il metodo terapeutico consisterebbe nell'"eliminare l'efficienza della rappresentazione originariamente non abreagita, in quanto consente al suo affetto incapsulato di sfociare nel discorso e la conduce alla correzione associativa traendola nella coscienza normale o annullandola mediante suggestione, così come accade nel sonnambulismo con amnesia".

Successivamente F. farà esperienza di come l'ipnosi dia risultati solo parziali e non permanenti e di come sia possibile con il metodo delle libere associazioni portare il malato ad essere consapevole di rappresentazioni inconsce senza che sia in stato di ipnosi o di suggestione, anzi che proprio il fatto che possa divenire consciente di materiale rimosso senza essere in stato di alterazione della coscienza consente una possibilità di maggiore consapevolezza successiva del malato dopo il trattamento ed un benessere più stabile e duraturo. Così F. passerà ad abbandonare l'ipnosi ponendo le basi di una nuova scienza: la psicoanalisi. La teoria stessa del trauma come agente eziologico verrà abandonata, l'ipotesi di un reale evento traumatico verrà lasciata a favore di una maggiore rilevanza attribuita alle fantasie infantili. E' facile incontrare pazienti che hanno la necessità di immaginare che qualcosa di traumatico sia avenbuto nel loro passato, proprio per allontanarsi dalla loro realtà interna e dalle loro fantasie e attribuire così il loro malessere a qualcosa di esterno a loro: l'evento traumatico appunto. Questa tendenza è generalmente una modalità difensiva per evitare di affrontare le loro fantasie e i loro pensieri attribuendo la causa di ogni male a qualcosa di esterno e, così facendo, sottraendosi da ogni elativa "resposabilità" in merito. Se infatti l'origine del disturbo è stata un trauma esterno è facile poter poi affermare che si è solo spettatori invece che attori.

Capitolo2
Casi clinici
Signorina Anna O. (breuer)
 
...
 
Signora Emmy von N., quarantenne, della Livonia (freud)
Se la scoperta del metodo catartico si fa risalire a Breuer e alla sua cura di Anna O., è a Freud e alla cura di Emmy von N. ch si fa risalire l'abbandono dell'impnosi a favore del metodo delle libere associazioni. Freud intraprese dei colloqui a scopo catartico, accompagnati da masaggi e sedute di ipnosi, al fine di stimolare il riemergere dei ricordi. Freud si accorse però che era sufficiente che la paziente gli parlasse spontaneamente per riprodurre ricordi significativi e perché l'effetto catartico ne seguisse. "E' come se  si fosse appropriata del mio procedimento, utilizzando la conversazione spontanea e guidata dla caso". Qualche giorno dopo la paziente, irritata dalle domande di Freud, gli chiese di non interromperla continuamente, "ma di lasciarla raccontare quel che ha da dire".
 
 Bibliografia:
Opere di Sigmund Freud Volume 1- Boringhieri;
Leggere Freud - Jean-Michel Quinodoz

The Freud Museum

The Freud Museum, al 20 Maresfield Gardens in Hampstead, fu in origine la casa di Sigmund Freud e della sua famiglia quando sfuggirono all'annessione dell'Austria alla Germania nel 1938. E' rimasta la casa di famiglia fino a quando Anna Freud, la figlia più giovane, morì nel 1982. Il fulcro del museo è lo studio di Freud, preservato esattamente così com'era durante il periodo in cui il padre della psicoanalisi era in vita.



http://www.freud.org.uk/

Arte e psicoanalisi

L'interesse dell'estetica per la psicoanalisi
La psicoanalisi riconosce anche nell'esercizio dell'arte un attività che si propone di temperare desideri irrisolti. Le forze motrici dell'arte sono gli stessi conflitti irrisolti che spingono altri individui alla nevrosi e che hanno indotto la società a fondare le sue istituzioni.
L'artista persegue innanzitutto la propria liberazione e, comunicando con la sua opera, la trasmete ad altri che soffrono degli stessi desideri trattenuti. Egli rappresenta come appagate le sue fantasie di desiderio più personali, e queste divengono opera d'arte soltanto se vien loro impressa una forma di versa che mitighi l'aspetto urtante di questi desideri, ne celi l'origine personale, e offra a gli altri, rispettando le regole del bello, seducenti premi di piacere
In quanto realtà ammessa convenzionalmente, in cui grazie all'illusione artistica simboli e formazioni sostitutive possono suscitare autentici affetti, l'arte costituisce un regno intermedio tra la realtà che frustra i desideri e il mondo della fantasiache li appaga, un dominio in cui si direbbe siano rimaste in vigore le aspirazioni all'onnipotenza dell'umanità primitiva.

Bibliografia:
L'interesse per la psicoanalisi da parte delle scienze non psicologiche (1913 -OSF)

Arte e psicoanalisi

Sigmund Freud ricordava come i poeti sanno più di noi. Per Bion i poeti sono i “veri psicoanalisti”, Winnicott si riferisce alla capacità negativa di Keats: ossia la la capacità di un uomo di restare "nell’incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l’impazienza di correre dietro ai fatti e alla ragione”.
Lacan sostiene che “le creazioni poetiche generano piuttosto che riflettere le creazioni psicologiche”.
Non è compito della psicoanalisi né di nessun altro, spiegare che cosa l’artista vuol dire con il suo lavoro, neanche l’artista stesso lo sa, e forse è meglio così, ma di soffermarsi su quello che l’opera ci evoca utilizzando i propri strumenti e il nostro personale pensiero. E' ovvio che qualsiasi lettura risente del vissuto emozionale di chi scrive, dei suoi livelli di partecipazione e della sua formazione intellettuale, è necessario sedersi accanto all’artista e alla sua opera nel rispetto della sua esistenza altra rispetto a noi. 
Altra retorica e datata idea è quella che il trattamento analitico inibisca la creatività artistica, pensiero romantico derivato da un’immagine divina e maudit dell’artista, identificando la malattia come presupposto necessario della capacità creativa.
Questo concetto per il Dott. Matteo De Simone è falso, nel senso che la creatività non si sviluppa esclusivamente dal bisogno di ricreare l’oggetto perduto, spesso consiste invece nel creare qualcosa di nuovo nel mondo che già esisteva ma che non aveva ancora un nome.
L’opera d’arte rivela quello che non sapevamo del mondo, dice la Milner:
Nel processo creativo si annulla la distinzione tra soggetto e oggetto, tra interno ed esterno, quindi la creatività si situa nell’oscillazione tra un’attività mentale di superficie e il contenuto indefinito e non differenziato. Non è, dunque, solo il “sentimento oceanico” freudiano in cui c’è fusione tra il sé e l’altro, come il bambino nelle braccia della madre, ma è tramite l’oscillazione che si attiva la creatività.
L’atto creativo per svilupparsi deve attraversare un vuoto, allontanarsi da preconcezioni per accettare ciò che emerge dal profondo, ripristinando la fusionalità originaria ma senza rimanere imprigionati dentro. E’ come entrare in uno spazio vuoto dentro di sé, ove può nascere ogni cosa nuova, una sorta di utero, l’inizio di una trasformazione per poi poter accedere a processi d’integrazione. E' dunque un atto che presuppone la capacità di regredire ad un funzionamento primitivo e meno integrato. La creativa potrebbe bloccarsi quando diviene impossibile all'artista il concerdersi di muoversi fluidamente da uno stato di maggiore ad uno di minore integrazione, poiché lo stato meno integrato potrebbe smuovere quantità di angoscia non tollerabili. In questo senso l'analisi può divenire l'utile strumento per riacquistare la propria possiblità di vivere creativamente e dunque di poter riprendere anche una attività artistica che sia sentita come viva e significativa per l'autore.

Liberamente tratto da:
"Bellezza e tristezza nella poesia di Sandro Penna" di Matteo De Simone

1899: esplorazioni dell'inconscio tra psicoanalisi e arte


La data di pubblicazione della Traumdeutung assume nella storia dello sviluppo del pensiero psicoanalitico un significato di pietra miliare. Inoltre il carico di significato personale che quest'opera ha per Freud, si sposa perfettamente con l'intenzione di indirizzare la riflessione sui moventi che spingono gli uomini a guardare nelle più remote profondità di loro stessi. Moventi che sono sostenuti da una fondamentale sofferenza, per curare la quale la curiosità e il desiderio di crescere riescono a sopraffare la naturale ritrosia e l'evitamento della fatica per affrontare gli inquietanti meandri del proprio mondo interno.
Ogni manifestazione dell'espressività umana, in qualsiasi forma si manifesti, dalla più privata e condivisa solo con se stessi, per esempio nel sogno, a quella pubblica e socializzata, comprese quindi le produzioni scientifiche e artistiche, risponde a questo bisogno intimo di dare una forma all'esperienza interna di sconcerto e di sofferenza per la rottura di un equilibrio. «Anche il più semplice, più piccolo uomo, quando ha la sua nevrosi segnala a se stesso un conflitto: è tempo di andare, è tempo di pensare. La psicoanalisi può essere considerata come l'attività e lo strumento capace di raccogliere ed ampliare il debole segnale e consentire a quest'uomo di dirsi e sviluppare il suo “no”, trovando la libertà dentro di sé» (Di Chiara, 1985, 268). 

La spinta a esplorare, e quindi «nominare» e rappresentare il proprio inconscio, significa trarre l'altro, l'alieno, all'interno della propria competenza psichica. Il pensiero freudiano in questo senso non rappresenta che una tappa, fulgida sicuramente, ma assolutamente inscritta in un movimento che credo si possa iconograficamente identificare nell'immagine di Pinel che libera dalle loro catene i «matti» della Salpetrière. Atto che ha dato l'avvio, nella prospettiva della storia del pensiero psichiatrico, ad un percorso che, pur nelle differenze delle diverse epoche e delle diverse scuole di pensiero, non ha mai cessato di guidare l'operare psichiatrico. Lo sforzo della psichiatria francese post-rivoluzionaria, fino all'800, di individuare «sindromi», così come l'impresa di Kraepelin nella direzione della identificazione dell'entità nosografica, o la grande sistematizzazione di Jaspers della psicopatologia, tendono a sottrarre l'estraneo alla coscienza «sana» all'ambito del magico, del malefico, del non umano. Tendono a dare un significato di qualche tipo alla disturbante estraneità dello «psicopatologico», a non lasciarlo vagare come un personaggio senza volto e senza senso. L'opera di Freud in questo senso rappresenta il culmine di tale operazione di conquista al senso e al pensiero dell'estraneo. Rappresenta, citando ancora Di Chiara (1985), un'esplicitazione della «funzione psicoanalitica della mente», che peraltro non viene a riguardare unicamente l'ambito «psi», ma si può rintracciare anche nello sviluppo del pensiero filosofico e, ancor di più, nell'ambito artistico. Così negli anni intorno alla fine del 1800 e l'inizio del 1900 il clima culturale era saturo di questa più o meno consapevole curiosità nei confronti dell'estraneo in noi.
«Questo libro [L'interpretazione dei sogni] ha infatti per me anche un […] significato soggettivo, che mi è riuscito chiaro solo dopo averlo portato a termine. Esso mi è apparso come un brano della mia autobiografia, come la reazione alla morte di mio padre, dunque all'avvenimento più importante, alla perdita più straziante nella vita di un uomo» (Freud, 1899, 5).
L'opera fondamentale che si può porre come pietra angolare dell'edificio psicoanalitico nasce, nel 1899, come reazione ad una perdita, «alla perdita più straziante nella vita di un uomo».
Il vuoto che l'oggetto lascia nel mondo sembra solo un'eco di una perdita più vasta e profonda che si produce all'interno della mente di chi questa perdita subisce, come la produzione di una «perdita di sostanza» che richiede un'attività intensa per poter ricostituire questa sostanza perduta. Prima di elaborare la riflessione su lutto e melanconia, Freud attua questo lavoro, indirizzando, genialmente, tutte le sue risorse ad un'esplorazione dei propri spazi interni, attraverso «la via regia» del sogno.
In una lettera a Fliess, per ringraziarlo delle condoglianze, scrive: «La morte di mio padre mi ha colpito profondamente per una delle oscure vie che sono al di là della coscienza ufficiale […] quando è morto aveva fatto il suo tempo, ma la sua morte ha risvegliato in me tutti i miei antichi sentimenti. Ora mi sento completamente sradicato» (cit. da Jones, 1953, 391).

La capacità di creare, e la possibilità di riparare tutto ciò che nel procedere dell'esperienza assume il carattere traumatico di una concretizzazione di queste evenienze fondamentali, diviene il motore che ci seduce verso l'esplorazione dello sconosciuto; l'incombenza della sconfitta e dello scacco del senso ciò che ci terrorizza: il tramonto della ragione.
Edvard Munch
Ragazze sul ponte
Olio su tela
Museo Puskin - Mosca


La distinzione tra mondo interno e mondo esterno sembra raffigurata da un dipinto, Le ragazze sul ponte, che Edvard Munch realizza nel 1899.
La vicenda di Munch è particolarmente indicata ad un'esplorazione tesa all'evidenziazione della relazione tra vicende personali e creatività artistica. Egli pone come centro della propria produzione i fatti fondamentali della propria vita. La sua vicenda infantile ruota intorno alla morte della madre, a causa della tubercolosi, quando egli aveva cinque anni. Edvard era il secondo di cinque fratelli. La sorella maggiore di un anno, Sophie, morì di tubercolosi a quindici anni. La sorella minore, Laura, divenne, nella prima adolescenza, psicotica. Il fratello Andreas, il penultimo figlio, morì a ventisei anni di polmonite. Il padre soffriva di una situazione ciclotimica. L'ultima sorella, Inger, rimane tutta la vita accanto ad Edvard, che mai riuscirà a formarsi una famiglia, terrorizzato dall'incombere della malattia e della follia su di lui.
Nella produzione pittorica di Munch, una vocazione che ha conservato come un'eredità materna, gli eventi traumatici della sua vita vengono rappresentati con una cronologia che rispetta un andamento che dall'ultimo evento va verso il primo, dal meno drammatico a quello irreparabile. La bambina malata (Chiappini, 1998, 70; www.edvard-munch.com/gallery/death/index.htm), raffigurazione della malattia della sorella Sophie, è datato 1885, nella sua prima versione; Morte nella camera di un'ammalata (Chiappini, 1998, 73,  www.edvard-munch.com/gallery/death/index.htm), la scena della morte della sorella è del 1893 (ci sono voluti otto anni per passare dalla malattia alla raffigurazione della morte); La madre morta e la bambina (Cfr. Bishoff, 1994, 57; www.edvard-munch.com/gallery/death/index.htm), che si riferisce alla morte della madre del 1899.
Un andamento a ritroso che indica come il lavoro artistico rappresenti per lui il tentativo di recuperare allo spazio della pensabilità «i vuoti di senso che dall'anima si trasmettono alla mente e la lasciano esausta per la perdita di significato delle persone e delle cose [che] costituiscono […] il modo di Munch di rappresentare la proibizione di essere» (Magherini, 1998).
Recuperare le memorie tende a liberarle dalla persecutorietà che contengono: nuclei di esperienza allo stato puro, pensieri senza pensatore, possono divenire la fonte interna della creatività, frammenti di vita di cui dolorosamente riappropriarsi, attraverso un lavoro che permetta all'Io di non restare soverchiato dalla perdita rappresentata dalla mancata simbolizzazione delle «più piccole cose» che non ci sono più.
Nella mente di Munch queste immagini sono rimaste come sospese nel tempo. Vi è un tempo oggettivo, lineare, che scorre inesorabilmente, ed un tempo interno, bloccato. È il tempo del ricordo racchiuso in una prospettiva chiusa e ricorsiva, in cui il passato non può essere tale, ma è sempre, persecutoriamente, presente.
Come Freud ha asserito nell'inconscio non troviamo traccia di una concezione del tempo. Il tempo è una dolorosa acquisizione della consapevolezza di sé. Attraverso un confronto sempre turbolento tra il tempo lineare oggettivo, ed i tempi interni, bloccati o oscillatoriamente mobili. Sembra tuttavia che in Munch questa rappresentazione di un tempo interno fermo su questi eventi si possa anche discostare dall'idea di una vera e propria paralisi, come potrebbe essere quella del tempo melanconico che «sembra congelato in un momento che dura per sempre, come la morte stessa» (Birksteed-Breen, 2004, 1505), o come nelle manovre ossessive di negazione del tempo descritte da Fachinelli (1992). Se da un lato non è negato il tempo lineare oggettivo, dall'altro la temporalità oscillatoria interna sembra riaperta, in un andare dal presente al passato, per rendere pensabile ed elaborare l'esperienza emotiva, nell'allora intollerabile. È questa la nachträglichkeit freudiana, che permette (Baranger W. e M., 1987) l'elaborazione del trauma che qui forse proprio attraverso la mediazione artistica «dà forma concettuale e verbale - in questo caso figurativa - a ciò che si manifestava come inammissibile e incomprensibile» (179). Penso in particolare a come l'espressione artistica possa fungere da mente altra, la mente materna che tiene al proprio interno le angosce del bambino il tempo necessario per renderle tollerabili. È questa la matrice di un tempo soggettivo, interno, non paralizzato.
Il lutto legato alla perdita della madre, rappresenta, nell'età in cui Munch l'ha patito, un'esperienza che si pone ai limiti della possibilità di concepire una elaborazione per una mente ancora così bisognosa di un supporto. Sarebbe proprio della madre, della sua capacità di consolare e dare conforto che il bambino di fronte ad un carico di emozioni così grande avrebbe bisogno; ma è proprio questa che viene a mancare. La possibilità di avere dentro di sé un oggetto interno materno sufficientemente solido appare, in un'età così precoce, e con le vicende familiari specifiche di Munch, profondamente problematica. L'ambiente familiare è chiuso su di sé e sul proprio dolore e viene a configurare un ambiente «madre-morta» nell'accezione di Green (1980): l'evento trasforma «l'oggetto vivente, sorgente della vitalità del bambino, in una figura lontana, atona, quasi inanimata» (265).
Tre ragazze, tutte rivolte verso la stessa direzione, osservano il paesaggio che si riflette nell'acqua. In questo riflesso esiste un particolare che è balzato all'attenzione di tutti, cioè che accanto al grande albero, manca la luna. Ma in realtà vi è un'altra caratteristica che può far pensare ad una sorta di lapsus pittorico: la casa che si riflette è diversa, reciproca, rispetto a quella reale. La parte più bassa del tetto diviene nel riflesso quella più alta e viceversa; compare una finestra in più nel riflesso che non esiste nella «realtà».
Ciò che le ragazze vanno osservando è lo spazio interno della mente, popolato dagli oggetti della storia che possono declinarsi secondo due registri: da un lato vi è lo spazio dei ricordi, dove gli oggetti vengono conservati anche nelle loro relazioni. In particolare sembra che la luna, l'albero e la casa, nello spazio «reale» configurino una relazione tra padre e madre che crea lo spazio della familiarità. È questo quindi lo spazio del ricordo, della relazionalità e della creatività. Nel riflesso viceversa si configura lo spazio del «trauma», della perdita dell'oggetto. In questo spazio campeggia l'assenza, il luogo dove non è più l'oggetto. Solo nel momento in cui è possibile rappresentarsi la morte della madre, e la situazione emotiva che si realizzò nel mondo interno, che può riorganizzare, attraverso l'elaborazione del lutto, il proprio spazio interno, in cui l'esperienza della perdita e quella del ricordo possono affiancarsi in una realtà interna vitale.
L'elaborazione del lutto tuttavia non toglie la perdita: se nella realtà la vita può riprendere il suo corso in una relativa tranquillità, nel profondo dell'anima i vuoti restano, anche se la riparazione può addirittura creare qualcosa in più rispetto al reale. Come osserva F. Meotti (1998): «nel momento stesso in cui procede alla
riparazione dell'oggetto […] [il soggetto] crea di fatto un oggetto nuovo, ma, soprattutto, crea la propria creatività […] [la riparazione] appare come un processo molto complesso in cui […] è necessario che l'esperienza vitale e sempre più importante del presente rafforzi la coesione e il peso che il sé dà a se stesso, in modo tale da variare il tono affettivo della memoria senza adulterarne il significato» (150). In questo senso, tornando a Ragazze sul ponte, si può pensare sia la realtà soprastante ad essere un riflesso di quella sottostante, uno spazio in cui il sé ha potuto «variare il tono affettivo della memoria», attingendo comunque a primitive esperienze legate alla presenza viva e vivificante della madre.

Tratto da:
Trabucco, L. (2007). 1899: esplorazioni dell'inconscio tra psicoanalisi e arte. Rivista Psicoanal., 53:673-696

L'interpretazione dei sogni di Freud

L'interpretazione dei sogni (1899)

F. affermò che la scoperta dell'intrpretazione dei sogni fu l'immediato frutto dell'innovazione da lui apportata alla tecnica per l'esplorazione in profondità dei sintomi nevrotici, con sostituire all'ipnosi le libere associazioni. F. aplicò per la prima volta le associazioni libere nel 1892 con la paziente Elisabeth von R., il cui caso costituisce l'ultimo degli Studi sull'isteria.
Dopo la morte del proprio padre, avvenuta il 23 ottobre 1896 in seguito a qualche sintomo isterico presentato da alcuni su i fratelli, sospetto che anche essi potessero essere stati oggetto in infanzia di attenzioni sessualida parte del padre. Contemporaneamente maturava in lui il proposito di sottoporsi ad un'autoanalisi
Freud soffrì nel corso della sua vita di disturbi nevrotici: in modo specifico di stati ansiosi e di fobia per i viaggi. Glie elementi della nevrosi di Freud sono facilmente riferibili ai suoi conflitti inconsci con il padre. E' quindi comprensibile che nei mesi successivi alla morte di questi i disturbi si siano accentuati.
Il 21 settembre 1897 Freud aveva comunicato a Fliess il primo risultato della propria autoanalisi, la scoperta cioé che gli episodi di aggressione subiti in infanzia, che sembravano stare alla base delle nevrosi, non dovevano considerarsi dei fatti reali, ma semplici fantasie: le quali potevano agire allo stesso modo di fatti reali soltanto per il motivo che nell'inconscio non esiste "un segno di realtà". 
Freud durante la sua vita pubblica 8 edizioni di questo libro, la prima nel 1899 e la seconda nel 1909: dieci anni dopo. Gli editori raramente accettano di fare una nuova edizione di un libro prima che si sia esaurita la vendita della edizione precedente e raramente accettano di fare uan riedizione rivista, in quando il cambiare anche una sola parola determina cambiamenti di pagine e conseguentemente numerosi costi. Sono dunque trascorsi 9 anni perché l'accoglienza di questo libro non è stata trionfale inizialmente, solo dopo che F. aveva pubblicato numerosi libri ed era divenuto più famoso è riuscito a pubblicare una nuova edizione dell'interpretazione dei sogni (Tra gli altri: Psicopatologia della vita quotidiana -1901; Frammento di un'analisi d'isteria (Caso clinico di Dora) - 1901; Tre saggi sulla teoria sessuale - 1905; Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio -1905; Le mie opinioni sul ruolo della sessualità nell'eziologia delle nevrosi - 1905; Il delirio ed i sogni della Gradiva -1906; il poeta e la fantasia - 1907; carattere ed erotismo anale - 1908; Teorie sessuali dei bambini - 1908; Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (caso clinico del piccolo Hans) - 1908).

Fra le parti aggiunte nelle edizioni successive alla prima va ricordata in modo specifico quella che è divenuta il paragrafo E del sesto capitolo: "La rappresentazione per simbili nel sogno"; e questo per l'importanza che il simbolismo onirico ha assunto nella pratica psicoanalitica.
L'interpretazione simbolica non può giovarsi delle associazioni libere fornite dal soggetto, e rimane pertanto, in una certa misura, affidata all'intuito di chi interpreta. Soltanto una larga esperienza, che non li limiti ai sogni soltanto, ma comprenda anch molti altri prodotti dell'attività immaginifica dell'uomo, può salvaguardare dall'arbitrio e dare una certa sicurezza per il lavoro di interpretazione. 




L'interpretazione dei sogni è per molti il libro del secolo, anche dal punto di vista letterario oltre che dal punto di vista della psicoanalisi. Quesya opera segna un cambio di paradigma, in quanto il principio base dell'interpretazione die sogni è che il sognare ha un significato, contrariamente a quanto genericamente si riteneva prima.
Freud stesso ha considerato questa sua opera fino alla sua morte la sua opera più importante. 
L'interpretazine dei sogni è nata come uno dei primi risultati dell'utilizzo delle libere associazioni rispetto all'utilizzo dell'ipnosi. La libera associazione dimostra che esiste una rete di collegamenti che funziona costantemente nel sogno e nella veglia, è una specie di rete arborescente che si prolunga all'infinito. Solo 30 anni dopo la prima edizione Freud dirà che è possibile sbagliare l'interpretazione dei sogni, ed è possibile pensare che ci sono più interpretazioni possibili. Se immaginiamo una superficie e pensiamo di fare scorrere una biglia questa può prendere diferenti percorsi. Lo stesso accade nelle libere associazioni, seguendo le quali si percorre una via possibile, un percorso che si costruisce al tempo stesso che si associa ma che è uno solo dei possibili tra analista e paziente. Bion ha parlato del fato che l'analista ad un certo punto ascoltando il paziente individua un selected fact, un elemento che verrà privilegieto e che orienterà l'interpretazione. Altri autori scrissero un lavoro intitolato "selected fact or overvaluated idea?", infatti è possibile che sia l'analista a sbagliarsi dando eccessiva importanza ad un'idea. L'apparato psichico funzionando per associazioni costruisce un percorso e questo percorso va esplorato dall'analista e dal paziente quando il paziente racconta il sogno. La tecnica interpretativa di Freud inizia con la richiesta esplicita di associazioni al paziente su ognuno degli elementi del sogno raccontato. Attualmente non si lavora più così, visto che il lavoro è sostenuto dalla teoria del transfert e del controtransfert, anche se i principi di base sono i medesimi. Quando  Freud dice che ha potuto esplorare il significato del sogno tramite le sue innovazioni tecniche dice qualcosa di importante anche dal punto di vista epistemologico, in qanto testimonia come la teoria derivi dalla esperienza clinica e dunque dalla tecnica. F. disse che il libro fu finito nei suoi elementi essenziali nel 1896, tre anni prima della pubblicazione. Ci si può domandare come mai F. ha aspettato tre anni: l'autoanalisi era in corso. Molti dei sogni presentati da Freud sono suoi inizialmente. E' interessante notare come Freud non alcuna pietà di se stesso nessuna remora a mostrare i suoi pensieri, anche quando parla di un suo sogno dove esprime il desiderio che il figlio morisse in guerra per motivi di invidia sulla sua giovinezza, setimento difficile da ammetere per un padre che ama molto il proprio figlio. Per certi versi l'interpretazione dei sogni può esere letta come una sorta di autobiografia. Freud nel periodo della stesura corrispondeva con Fliss, Freud aveva bisogno di un interlocutore ed era quaesta una cosa essenziale, quasi impossibile fare un autoanalisi senza un qualche tipo di riscontro. Al tempo stesso Fliss diviene però perseutorio per Freud, e Freud stesso faceva fatica a separarsi da lui almeno fino al termine della sua autoanalisi.
In ogni sogno è come se si aprisse un collegamento, l'ombelico, con lo sconosciuto, che può o meno essere esplorato. Ciò apre un secondo problema tecnico, non bisogna forzare la mano nell'interpretazione con il paziente, questo va consierato insieme al consiglio tecnico sulle associazioni. Fino a dove è utile chiedere associazioni. I pazienti certamente si educano "tramite" l'analisi, imparano più o meno consapevolmente cosa interessa all'analista. L'analista magari identifica qualche elemento importante e su qyello chiede qualche associazione, a questo punto l'analista deve decidre se andare avanti o, tenendo conto del transfert e del controtransfert, dle contesto della situazione, tenendo conto di quello che Klein chiamava punto di urgenza, deve insomma decidere se chiedere ulteriori associazioni o se interpretare o se fare interpretazioni intermedie, che sono quelle che aiutano ad ssociare ulteriormente. E' indubbio comunque che nessun sogno può essere interpretato fino in fondo. (Se si considera la lettera 52 a Fliss, Freud dice che ci son differenti tipi di trascrizioni, ci sono trascrizioni che non hanno un interpretabile, mentre le sucessive trascrizioni sono sempre più sofisticate e ricche di elementi simbolici). Ci sono però nei sogni elementi paritoclarmente intensi o misteriosi, bizzarri, oppure particolarmente reali nela percezione del paziente, elementi che si cerca di capire ma che non si riesce a capire, anche questi possono essere definiti "l'ombelico".del sogno, e devono essere approfonditi chiedendo associazioni. Gli analisti kleiniani e quelli winnicottiani hanno sottolineato sopratutto l'aspetto simbolico del sogno, piuttosto che le associazioni del paziente. Questi analisti affermano che anche le affermazioni precedenti alla esposizione del sogno vanno considerate associazioni, ciò è certamente vero in senso lato tutto è associazione a tutto, ma Freud non lavorava così e riteneve associazione libera al sogno il materiale seguente. Se si interpreta solo mediante gli aspetti simbolici si rischia di ingabbiare il paziente impedendogli di associare liberamente.
La ego psichology aferma che tutto è formazione di compromesso, dunque tutte le frasi del paziente comprendono sia difesa che pulsione, dunque anche frasi difensive del paziente hanno diritto di poter essere considerate libere associazioni. La tecnica psicoanalitica per Racker è come la torta viennese: prima c'è la cioccolata, poi la milefoglie, poi la crema ecc.. così l'interpretazione doveva iniziare per Racker , comeper la ego psichology, con l'interpretazione della difesa, solo così il paziente poteva progredire. verso la conoscenza dell'elemento dal quale cercava di difendersi e che cercava di emergere. Operazione opposta a quella della Klein che cortocircuitava la difesa e cominciava, basandsi sull'idea che l'elemento essenziale era l'angoscia, con l'interpretazione della fantasia inconscia che poteva occuparsi o meno con l'interpretazione della difesa. Ora le carte di sono un po' mescolate e i kleiniani non lavorano più così e nemmeno gli egopsichologist. Freud nel passare degli anni ha cambiato il modo di interpretare i sogni. Inizialmente i sogni che presenta nell'opera sono peraltro solo i suoi, solo successivamente include nel'opera sogni di pazienti e sogni che altri colleghi gli segnalano. Freud non si fermerà mai più un'ora nell'interpretazione dei sogni, ed affermerà che quello che conta è qyello che accade nella seduta e non il sogno: il sogno è una via di accesso.
E' necessario spiegare al paziente cosa ci aspettiamo da lui e lui cosa si deve aspettare da noi, se non gli diciamo per esempio io ogni tanto parlerò il paziente ha diritto di aspettarsi anche che noi taceremo sempre o viceversa che parleremo solo noi.
Freud quando pubblica la prima edizione del libro ne riceve una hard copy con copertina rigida, Flissi invece la riceve in carta. I libri una volta erano semplicemente in carta e poi ognuno si occupava di rilegarsi i propri, come è possibil evedere nei castelli dove è posibile osservare che ognuno poteva avera il suo gusto nel rilegare o anche il desiderio di rilegarli tutti con lo stesso cuoio in un certo qual modo.
Freud afferma che non solo i sogni hanno un significato ma anche che sono soddisfacilento di un desiderio rimosso, successivamente aggiungerà un tentativo di soddisfacimento di un desiderio.
Le seconda edizione fu pubblicata nel 1909. E' utile mettere in relazione l'epoca della pubblicazione con le opere che Freud stava pubblicando nelle varie epoche, questo aiuta a capire i cambiamenti che Freud ha operato nel tempo. La seconda edizione va messa in relazione con le minute delle riunioni della società psicoanalitica viennese (pubblicati in italiano dalla Boringhieri). Erano riunioni che venivano effettuate il mercoledì sera dove ognuno portava quello che stava facendo, naturalmente in quel periodo c'era una rande attività rispetto all'interpretazione dei sogni. Così mentre la prima edizione era un opera dei singolo e la fonte di ispirazioe era lo scambio di lettere con Fliss. In questa edizione Freud ha ascolto e ha un pubblico, è stata creata una società, ci sono le riunioni e i colleghi raccontano i sogni dei loro pazienti a Freud.
Le pubblicazioni sono state efettuate in questi anni: 1900, 1909, 1911, 1914, 1919, 1921, 1922, 1930.
Freud dice che questo libro ha un significato soggettivo perticolare per il fatto che coincide con una parte della sua autoanalisi, della sua reazione ala morte della sua analisi. Freud riconosce esplicitamente nel 1909, nella secodna edizione, che di fatto questo libro è una sorta di autobiografia che viene fatta attraverso l'interpretazione dei suoi sogni collegati ovviamente alla sua vita. Non si può dire più che Freud prosegua la sua ricerca in isolamento, sucessivamente Freud si lamenterà nell'edizione dle '30 e nelle l"ezioni di psicoanalisi" del fatto che c'è un certo disinteresse per i sogni, gli analisti non scrivevano più tanto riguardo ai sogni come facevano prima. In questo periodo Freud ha scritto psicopatologia della vita quotidiana, lo studio sulla gradiva, i tre saggi sula sessualità.. Freud è così in condizione di aggiungere verso la fine dell'edizione del 1909 la famosa frase: " l'interpretazione dei sogni è la via regia per l'interpretazione dell'attività dell'inconscio".
Nella terza edizione del 1011 Freud fa revisioni teoriche ed aperture ai colleghi. Sopratutto nel capitolo 5 e 6 Freud comincia a fare riferimento a lavori di altri colleghi. Nel 1899 la sua teoria sulla sessualità non esisteva ancora, e l'analisi delle forme più complicate di psiconevrosi era ancora all'inizio, è avenuto il passaggio dalla teoria traumatologica alla teoria della fantasia. Freud menziona esplicitamente questi progressi. La terza edizione include anche un'altra scoperta effettuata da Freud, che non esisteva nella prima e secoda edizione, che è la teoria dei simboli. Inizierà a lavorare in sintonia con alcuni colleghi rispetto all'estendere la teoria dle simbolismo al mito ed al passato storico dell'umanità. La teoria del simblismo è probabilmente oggi la parte più debole della teoria di Freud del sogno. L'ingresso delle teorie strutturaliste negli anni '60 dimostreranno che in realtà questa universalità del simbolismo corrisponde al processo logico più che al mito. Il mito è una soluzione logica ad un problema, il mito può avere varianti strutturali ma è la risoluzione ad un problema . Per esempio il mito di edipo è la rosiluzione del problema dle passaggio dal due al tre.,ell'inclusione dle terzo Freud dice che gli organi genitali maschili sono rapresentati da oggetti puntuti (ombrello, coltello, serpente..), qual'è il processo che lega questa possibilità di simbolismo? Probabilmente un processo logico abastanza banale che è l'analogia tra l'organo genitale maschile e gli oggetit puntuti, come quelo tra gli organi genitali femminili ed i contenitori. Un simbolo genitale maschile è lo Zeppeling, solo che ora non esiste più. Quello che sicuramente è importante è la funzione simbolica della mente, ma non tanto il singolo simbolo. Comunque in questa edizione al simbolismo viene dato un nuovo risalto. Jung critica a Freud che il libro inizia a divenire caotico, l'aggiunta di materiale di altri autori e le numerose agiunte rende la scrittura sempre più complicata e meno chiara. Questo libro nella sua edizione finale appare non scritto tanto bene rispetto ad altri di Freud, lo dice lui stesso nel 1930, dice: "io che sono un amante dell forma e della bellezza devo rimproverarmi perchè rilegendo l'interpretazione dei sogni devo dire che non è scritto tanto bene".
Freud non ha mai aggiornato altri testi, questo acade solo con questo libro.
Nel 1914 viene pubblicata la quarta edizione che risulta esere una sorta si ristrutturazione, Freud si imbarca in un tentativo di una fondamentale ristrutturazione sopratutto dei capitoli 5 e 6, aggiunge poi un lavoro di Otto Rank, con il quale sucessivamente litigherà e toglierà tale aggiunta. In questa edizione viene incluso il nuovo concetto di "realtà psichica" come opposta alla realtà materiale, ciò è fondamentale dal punto di vista teorico. A questo proposito è necesario tenere presente che scoppia la guerra, ma soprattutto che Freud sta scrivendo la metapsicologia (della quale conosciuamo solo una parte perché l'altra è stata distrutta dallo stesso Freud). Per fortuna è stato conservato il lavoro che si intitola "la visione d'insieme delle nevrosi da difesa", che si conservava in una panca di Ferenczi. Non è indiferente pensare che è il periodo della prima giuerra mondiale se pensiamo che Freud dopo la prima guerra mondiala ha scritto un lavoro sublime anche dal punto di vista letterario: "La caducità", che è la conversazione con un poeta, Freud porta riflesisoni sulla prima  guerra modiali e pora riflessioni sull'uomo e sulla civilità, dove dic eche ci eravamo illusi che questo non sarebbe mai stato possibile mente in realtà la colpa è nostra , l'uomo non è quello che vorremmo ma è quello che è e quello che è è quelo che si vede nella guerra. Nella metapsicologia sta sviluppando i concetti di principio di piacere e principio di realtà, tra quella che è la realtà psichica interna e quella esterna , tra quello che vorremmo e quello che è.  Se pensiamo a come si struttura una teoria, questa si sviluppa a partire da moti interni, esterni, da idee originali, da esperienze cliniche.. Freud non sarebbe Freud se non fosse vissuto in quella specifica situazione.. Al tempo stesso appaiono versioni più definitive rispetto al significato della parola inconscio.
Nel 1919 arriva la successiva edizione dell'interpretazione dei sogni, edizione influenzata dalla guerra mondiale. Freud da una parte ha lavorato in questo periodo di guerra sui concetti metapsicologici, ha allargato la sua concezione e le sue idee a quello che ha a che fare con l'uomo primitivo e l'aggressività, ma da bon analisya esplora nella sua autoanalisi esplora la sua di agressività e la mette in relaizone con il proprio edipo, così mentre riflette sulle sue preoccupazioni per il figlio che non torna dalla guerra si accoge che anche desiderava che suo figlio non tornasse dalla guerra per invidie legate alla gioventù del figlio. La seconda guerra mondiale fu un orrore e l portò a riflessioni rispetto al fatto che si pensava che certe cose non potevano succedere a noi occidentali orgogliosi della nostra cultura, ma si accorge che queste cose barbare erano le stesse cose che ritrovava in se stesso nella sua autoanalisi effettuata tramite i sogni. Tutte le sue scoperte teoriche hanno a che fare infatit sempr eocn la sua pratica clinica. Questa edizione serve anche ad introdurre nuovi scritti, compaiono dati che saranno utilizzati nel'Io e l'Es, per esempio. Nel 16 e nel 17 vengono pubblicate le lezioni sulla psicoanalisi, che influenzano indirettamente anche questo libro.
A quest'epoca F. inizia a pensare che forse questo libro ha fatot il su otempo e che non è utile continaure ad aggiungere e togliere, ma non sarà così. In realtà Freud incomincerà a riappropriarsi nella successiva edizione del 25 del libro cercando di restituirgli la sua forma primitiva. Comincia così un procesos di snellimento.  E' stato pubblicato al di là del principio dle piacere e l'Io e l'Es, l'ano successivo verrà pubblicata la nuova teoria sull'angoscia e nel '23 F. scopre il proprio cancro e pasa così dala distruzione della guerra alla distruzione di se stesso. Il fumo ha avuto un significato simbolico fortissimo per Freud, non poteva scrivere senza fumare, ha avto una nevrosi cardiaca er il fumo, diremmo ora una cardiopatia, ha avuto un cancro per il fumo, ma non poteva rinuncuare a fumare e non smette. Scrive ripetutamente sul suo bisogno di fumare e sulla sua impossibilità di lavorare senza fumare. Freud subì numerosi interventi con molto dolore e molte difficoltà, viste le capacità chirurgiche del'epoca. In questa edizion c'è anche una rpesentazione differente e il libro viene separato in due volumi, ha rotto con Ranck eliminando la sua parte insiemne ad altre. Comincia anche a aprlare di cose di cui non aveva parlato come delle parole primitive. Freud era interesato a scoprire se le parole primitive avevano significati più estesi rispetto alle parole moderne. Nel '25 Freud aggiunge un capitolo di supplemento una intitolata i limiti dell'interpretabilità, fin dove l'interpretazione può essere portata, la responsabilità mortle sull'interprtazione dei sogni. Freud diceva che i sogni premonitori non eisstevano, riepstto alla telepatia gli piaceva sperare che esistesse. Jhons che era un anglosassone razionale disse di togliere queste cose dl libro, poiché in quanto poco scientifiche quando qesto libro fosse arrivato in America gli anericani non avrebber apprezzato.
Nel 1930 avviene l'ultima revisione e il gesto dell'arrivederci di Freud. 
Nessun altra opera freudiana ha avuto così tante riedizioni.

OSF Vol. 3 - L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI (1899)

Capitolo 1

B. Il materiale onirico. La memoria nel sogno

Tutto il materiale che costituisce il contenuto del sogno deriva in qualche modo da ciò che abbiamo vissuto e viene riprodotto, ricordato nel sogno.
Capita che il contenuto onirico ci presenti un materiale che durante la veglia non riconosciamo come nostro, come parte della nostra conoscenza ed esperienza, sino al momento in ci un fatto nuovo ci restituisce molto tempo dopo il ricordo, dato perduto, di un'esperienza trascorsa, rivelandoci con ciò l'origine del sogno. Occorre dunque ammettere che nel sogno ricordavamo e sapevamo cose che invece sfuggivano alla nostra memoria durante il giorno.
Il sogno dispone dunque di ricordi inaccessibili allo stato di veglia.
Una delle fonti a cui il sogno attinge, per la sua attività riproduttiva, elementi in parte non ricordati né utilizzati dall'attività psichica dello stato di veglia, è la vita infantile.
Il comportamento della memoria durante il sogno è senza dubbio di enorme importanza per ogni teoria della memoria in generale. Esso ci insegna che "nulla di ciò che una volta abbiamo posseduto intellettualmente può andare del tutto perduto. Ogni impressione, anche la più insignificante, lascia una traccia inalterabile, capace, all'infinito, di riapparire, conclusione questa a cui portano anche molte altre manifestazioni patologiche della vita psichica.
Il sogno però non si limita a riprodurre, ma presenta il materiale trasformato.

Capitolo 5 

B. Gli elementi infantili come fonte di sogni

Come terza particolarità del contenuto onirico F. nomina il fato che nel sogno possono comparire impressioni appartenenti ala primissima infanzia, della quale la memoria vigile non sembra disporre. Naturalmente è difficile valutare la frequenza con cui ciò avviene, perché al risveglio non riconosciamo l'origine degli elementi onirici in questione.

D. Sogni tipici

F. scirve che in genere non siamo in grado di interpretare il sogno di un'altra persona se questa non è in analisi e non ci fornisce libere associazioni in merito al sogno. Afferma però, con le dovute riserve e cautele, che esiste un certo numero di sogni che in quasi tutti compaiono nello stesso modo e che si suppone abbiano significati analoghi.

a) Sogno di imbarazzo per la propria nudità

Il sogno di essere nudi o poco vestiti in presenza di estranei si verifica a volte con la caratteristica aggiuntiva di non provarne affatto vergogna o simili. Consideriamo tipico questo sogno soltanto quando in esso si prova vergogna o imbarazzo. 
Le persone davanti alle quali ci si vergogna sono quasi sempre estranei con fisionomie lasciate indeterminate. Nel sogno tipico non accade mai che si venga rimproverati, o anche semplicemente notati, per l'abbigliamento che in noi stessi prooca un simile imbarazzo. La gente al contrario ha un'aria indifferente oppure  solenne e rigida. Il tipo di pensieri che sostiene il sono è servito di base a una fiaba nota nella versione di Andersen: I vestiti dell'imperatore. 
Nel sogno è il sogno stesso che agisce da imbroglione, mentre l'imperatore è il sognatore, la tendenza moralizzatrice adombra una oscura nozione del fatto che nel contenuto latente si tratta di desideri proibiti, sacrificati alla rimozione. All abase di questi sogni vi è un ricordo della primissima infanzia, afferma F. Soltanto nella nostra infanzia è esistito un periodo in cui eravamo visti seminudi dai parenti, come da estranei, babycitter, visitatori, e in cui non ci vergognavamo della nostra nudità. In molti bambini è possibile osservare - anche in anni successivi - come lo spogliarsi abbia su di loro un efetto esaltante, anziché indurli alla vergogna. Ridono, saltano, si picchiano il ventre; i bambini mostrano spesso voglie esibizionistiche.
Nella storia giovanile di soggetti nevrotici ha grande importanza il denidarsi di fronte a bambini dell'altro sesso; nella paranoia la fantasia di essere osservati mentre ci si veste e ci si spoglia è riconducibile a queste esperienze. Tra coloro che sono rimasti perversi, scrive F., vi è una classe di individui in cui l'impulso infantile è stato innalzato a sintomo: gli esibizionisti. I sogni di nudità sono dunque sogni di esibizione. Le persone verso le quali era rivolto il nostro interesse sessuale nell'infanzia sono tralasciate in tutte le riproduzioni del sogno degli isterici e degli ossessivi; soltanto nella paraonoia gli spettatori venogno reinseriti e viene sostenuta con fanatica convinzione la loro presenza, benché essi rimangano invisibili. Ciò che il sogno rimette al loro posto, "molte persone estranee" che non si curano dello spettacolo offerto, è né più né meno l'inverso del dsiderio di quella singola ben nota persona, cui il denudamento era stato offerto. Non si è più soli, si è sicuramente osservati, ma gli osservatori sono "molte persone estranee, stranamente indeterminate".

b) I sogni della morte di persone care

Questi sogni vanno suddivisi in due classi: gli uni, nei quali non si è colpiti da tristezza, tanto che al risveglio ci si meraviglia della propria insensibilità; gli altri, nei quali si prova profondo dolore per il decesso anzi lo si manifesta durante il sonno con profonde lacrime.
I sogni del primo gruppo non vengono considerati tipici da F. I sogni del secondo gruppo significano ciò che enincia il loro contenuto, il desiderio cioé che la persona indicata muoia. 
E' da tenere presente che i desideri che si presentano nei sogni non sono semrpe desideri attuali. Può trattarsi anche di desideri passati, abbandonati, sovrastratificati e rimossi, ai quali però dobbiamo riconoscere - soltanto per la loro ricomparsa nel sogno - una specie di esistenza prolungata.
Se qualcuno sogna che un parente caro muoia la teoria del sogno conclude che egli una volta nell'infanzia gli ha augurato la morte.
Ora è necessario considerare che la rappresentanzione infantile dell'"esser morto" non ha in comune molto con la rappresentazione dell'adulto.Il bambino non sa nulla degli orrori della decomposizione, del gelo nella fredda tomba, che l'adulto tanto male sopporta - come testimoniano tutti i miti dull'aldilà - nella sua rappresentazione. La paura della morte gli è estranea ecco pechè la può utilizzare anche nel gioco. Per il bambino, al quale d'altra parte dsi risparmiano le scene di sofferenza che precedono la morte, esser morti equivale a "essere via", non disturbare più i superstiti. Egli non distingue in che modo avvenga quest'assenza, se mediante una partenza, un congedo, un allontanamento oppure la morte. Se dunque il bambino ha motivo di desiderare l'assenza di un altro bambino, di un fratello per il quale ha gelosia o di un genitore con il quale è arrabbiato, non esita affatto aocnferire a questo desiderio la forma che egli possa essere morto. Per questo otivo tale rappresentazione, di origine e significato infantile, può comparire nei sogni delgi adulti, il dolore connesso è dovuto al fatto che vi sono forti sentimenti positivi per la persona rispetto alla quale è manifestata la fantasia di morte.

Capitolo 6

E. La rappresentazione per simboli nel sogno e altri sogni tipici

Il simbolismo non appartiene in modo esclusivo al sogno, ma alla rappresentazione inconscia e lo si trova, più compiuto ch nel sogno, nel folklore, nei miti, nelle leggende, nelle locuzioni, nella saggezza dei proverbi e nelle battute popolari correnti.
Un certo numero di simboli è antico quanto la formazione della lingua in generale, alti invece vengono formati ex novo giorno per giorno. Ora, il sogno si serve di questo simbolismo per la rappresentazione mascherata die suoi pensieir latenti.
La tecnica d'interpretazione basata sulle libere associazioni di chi sogna non ci è di solito di alcun aiuto di fronte agli elementi del contenuto onirico; d'altra parte, considerazioni di ordine scientifico ci impediscono di ricorrere all'arbitrio dell'interprete. Così gli elementi del contenuto onirico che devono essere considerati simbolicamente ci costringono ad una tecnica combinata, che da un lato si basa sulle associazioni di chi sogna, dall'altro inserisce ciò che manca, attingendo dall'intelligenza dei simboli di chi interpreta.
I simboli onirici sono spesso plurisignificanti e ambigui, soltanto il contesto ci consente di volta in volta l'interpretazione esatta. 
Imperatore ed imperatrice (re e regina) di solito rappresentano i genitori di chi sogna, mentre chi sogna è il principe o la principessa.
Tutti gli oggetti allungati: bastoni, tronchi, ombrelli, intendono rappresentare il membro maschile, così come tutte le armi lunghe ed accuminate: coltelli, pugnali, picche.
Astucci, scatole, casse, amradi, stufe, corrispondono al grembo femminile, come del resto le caverne, navi, e tuti i tipi di recipienti.
Le stanze nel sogno rappresentano generalmente donne.

Un interessante riferimento alla ricerca sessuale dei bambini risulta dal sogno di due stanze che un tempo ne costituivano una sola, oppure di una stanza nota dell'appartamento divisa in due o viceversa: nell'infanzia l'organo genitale femminile e l'ano sono ritenuti formare una cavità unica e soltanot in seguito si giunge a scoprire che questa regione del corpo comprende due cavità e due orifizi separati.

Scale, scale a pioli, scalinate e rispettivamente il fare le scale, tanto in salita che in discesa, sono rappresentazioni simboliche dell'atto sessuale.
Pareti lisce sulle quali ci si arrampica, facciate di case dalle quali - spesso con forte angoscia - ci si cala, corrispondono a corpi umani eretti e ripetono nel sogno il ricordo dell'rrampicamento del bambino su genitori e persone che lo assistevano.
Le mura "lisce" sono uomini; tavole, tavole imbandite e assi sono in modo analogo donne.

Il sogno (1900)

Nei mesi successivi alla pubblicazione della Interpretazione dei sogni (1899), F. si propone sdi scrivere una esposizione più succinta e più semplice della dottrina del sogno. 
F. riferisce dei risultati ottenuti mediante l'applicazione del nuovo metodo di indagine psicologica, la psicoanalisi, allo studio dei sogni. Sottolinea analogie della vita onirica con le più diverse condizioni di malatia mentale nella veglia. Le idee fobiche ed ossessive sono estranee alla coscienza normale quanto i sogni alla coscienza vigile.
Il metodo che F. utilizza in quest'epoca del suo lavoro di ricerca allo studio dei sogni è il seguente: scomporre il sogno nei suoi elementi e ricercare per ogni frammento le associazioni che vi si collegano, senza premeditazione acriticamente. Riflettere sul sogno non permette di comprenderlo meglio. F. procede dunque analogamente a quanto farebbe con un malato con una rapresentazione fobica, questi sarebbe infatti stato invitato a rivolgere la sua attenzione sull'idea in questione, "non per almanaccarci sopra, come ha già fatto tante volte, ma per rendersi conto -senza eccezione alcuna - di tutto ciò che gli viene in mente a proposito di quell'idea, comunicandolo al medico" (si noti che la stessa tecnica di Freud si è sauccessivamente raffinata e così ha continuato a fare la psicoanalisi negli anni, ma ricordare gli inizi pionieristici aiuta a comprendere qualcosa che altrimenti rislta difficile da spiegare e capire).
F. contrapone il sogno, quae si presenta nel ricordo, al materiale ad esso corrispondente trovato con l'analisi, e chiama il primo contenuto manifesto, il secondo contenuto latente. Definisce poi come lavoro onirico il processo di trasformazione del contenuto latente in contenuto manifesto. Il corrispettivo di questo lavoro, che opera la trasformazione inversa, è il lavoro di analisi.

Rispetto ai rapporti fra contenuto la tente e contenuto manifesto, i sogni possono essere raggruppati in tre categorie.
In primo luogo possiamo distinguere sogni sensati e intellegibili insieme.
Un secondo gruppo di sogni è costituito dai sogni che sono coerenti in se stessi e hanno un chiaro significato, ma che sorprendono.
Al terzo gruppo appartengono quei sogni ai quali manca nello stesso tempo signifoicato ed intelegibilità, sogni che apaiono incoerenti, confusi e privi di senso.
Nei sogni della prima categoria sebra essere stato risparmiato il lavoro onirico, sembra asservi coincidenza tra contenuto latente e contenuto manifesto. I sogni dei bambini sono di questa categoria, cioé sensati e nient'affatto strani e ci consentono di comprendere come i sogni siano palesi appagamenti di desiderio. F. mostra inoltre come i desideri che si trovano appagati nei sogni siano residui diurni, di regola del giorno prima, e nel pensiero vigile erano dotato di un'intensa tonbalità emotiva.
Anche negli adulti si possono trovare numerosi esempi id tali sogni di tipo infantile: molte persone rispondono regolarmente ad uno stimolo di sete notturno con il sogno di bere, che mira a elminare lo stimolo e a prolungare il sonno. Negli adulti anche questi sogno sono però raramente semplici come quelli dei bambini, celano dietro un dato appagamento di desiderio anche un altro significato.
I sogni mostrano il desiderio comegià appagato e il materiale della raffigurazione consiste prevalentemente - anche se non esclusivamente - in immagini sensoriali er lo più visive. Anche in questo gruppo di sogni non manca dunque del tutto una specie di trasformazione che è lecito definire lavoro onirico: un pensiero formulato nel modo ottativo viene sostutito da una serie di immagini nel tempo presente.
Se si confornta da un lato la lunghezza della stesura dl esogno e dall'altor i pensieri onirici ai quali conduce l'analisi, si osserva come il lavoro onirico abbia compiuto una grandiosa concentrazione o condensazione.
Il alvoro di condensaiozne spiega anche certe componenti del contenuto onirico come le persone composite o miste, devono comunque avere un qualche elemento in comune che emergerà dal lavoro di analisi. Ogni elemento del contenuto onirico è sovradeterminato dal materiale dei pensieori onirici.

Oltre alla condensazione e alla drammatizzazione vi è un terzo fattore in azione nel lavoro onirico: lo spostamento onirico. Durante il lavoro onirico l'intensità psichica passa dai pensieri e dalle rappresentazioni cui spetta di diritto ad altri pensieri e rappresentazioni che non ci si sttenderebbe che pretendessero un simile risultato. Nel corso di questo processo di postamento onirico si osserva anche la trasformazione dell'intensità psichica in vivacità sensoriale.

Il contenuto onirico consiste perlopiù in situazioni visive; i pensieri onirici debbono dunque in un primo tempo subire un trattamento che li renda idonei a questo tipo di raffigurazione.
Tutti i sogni della stessa notte provvengono dalla stessa cerchia di pensieri.

Oltre alla condensazione, allo spostamento e al rifacimento visivo del materiale psichico, esiste un'altra attività, il cui contributo non è per la verità riconoscibile in tutti i sogni: l'attività di ordinare gli elementi onirici in modo che questi si congiungano tra loro formando una composizione onirica. Ma per l'analisi il sogno che somiglia a un cumulo disordinato di frammenti sconnessi ha lo stesso valore dle sogno ben levigato e provvisto di una superficie.

F. spiega come continuando nella propria autoanalisi giunge alla fine a pensieri che lo sorprendono, che non soltanto gli appaiono estranei ma anche sgradevli. Questi pensieri sono stati effettivamente presenti nela vita psichica e anche dotati di una certa intensità, ma si sono trovati in una situazione psicologica particolare in seguito alla quale non sono potuti diventare coscienti. A questo stato particolare F. da il nome di rimozione. Si giunge così al concetto della deformazione del sogno, che è opera del lavoro onirico e serve alla dissimulazione, all'intenzione di nascondere.
Secondo il loro comportamento nei confronti dell'appagamento di desiderio, i sogni si distinguono in tre categorie.
Prima: quelli che rapresentano in modo scoperto un desiderio non rimosso (sogni di tipo infantile, rari negli adulti).
Seconda: i sogni ce esprimono velatamente un desiderio rimosso. 
Terza: i sogni che rappresentano un desiderio rimosso, ma senza, oppure con insufficiente copertura; questi ultimi sono regolermente accompagnati da angoscia, che interrompe il sogno.
F. suppone che nel nostro apparato psichico esistano due istanze creatrici di pensiero, i prodotti dell'una hanno accesso alla coscienza, mentre l'attività dell'altra è di per sé inconscia e può giungere alla coscienza solo attraverso l'altra. Al confine tra le due istanze, nel punto di passaggio tra la prima e la seconda, si trova una censura che lascia passare solo ciò che le è gradito e trattiene il resto. Ciò che è stato respinto dalla censura si trova in stato di rimozione. In determinate condizioni, una delle quali è lo stato di sonno, il rapporto di forza tra le due istanze si muta in modo che il materiale rimosso non può più essere completamente trattenuto. Nello stato di sonno il materiale sino ad allora rimosso riuscirà perciò ad aprirsi la via verso la coscienza. Dato però che la censura non è mai eliminata, ma semplicemente diminuita, esso dovrà sopportare dei mutamenti, che ne attenuino la sconvenienza. Ciò che diventa cosciente in questo caso è un compromesso tra ciò che la prima istanza si propone e ciò che l'altra esige. Rimozione - allentamento della censura - formazione di compromesso costituiscono pertanto lo schema base dell'instaurazione di molte altre strutture psicopatologiche.
Una volta superato lo stato di sonno, la censura si ristabilisce rapidamente in tutta la sua grandezza e può quindi nuovamente distruggere ciò che le è stato strapato durante la sua debolezza.

Il sogno risulta essere dunque il custode del sonno.
Lo stato di sonno è reso possibile unicamente dall'allontanamento degli stimoli che potrebbero imporre all'apparato psichico mete diverse da quella del sonno. Il sogno, mostrando il desiderio appagato e trovando credito durante il sonno, elimina il desiderio e rende possibile il sonno.
Il sogno opera una speci edi eliminazione psichica del desiderio represso, o formato con l'aiuto di materiale rimosso, presentandolo come appagato; ma sodisfa anche l'altra istanza, permettendo la continuazione del sonno.

La maggior parte dei sogni di adulti viene ricondotta dall'analisi a desideri erotici. Nessun altro gruppo di pulsioni ha subito una così ampia repressione, per le esigenze imposte dall'incivilimento, come appunto le pulsioni sessuali, inolte queste sanno sotrarsi meglio delle altre al dominio delle più elevate istanze psichiche.
Quasi ogni uomo civile ha serbato in un qualche rispetto la strutturazione infantile della vita sessuale, si comprende dunque come i desideri sessuali infantili rimossi forniscano le forze motrici più frequenti e robuste per la formazione dei sogni. Il mteriale delle rappresentazioni sessuali non può venir raffigurato come tale,ma deve essere sotituito nei sogni da allusioni e simboli.
Il simbolismo onirico non è peculiare dle sogno, ma regna sovrano in egual misura nele favole, nei miti e nele leggende, nelle battute e nel folklore. Non viene creato dal lavoro onirico: si tratta invece di una particolarità - probabilmente del nostro pensiero inconscio - che fornisce al lavoro onirico il materiale per la condensazione, lo spostamento e la drammatizzazione.

Riguardo alla biologia e il sogno e alla memoria e il sogno, vedi anche "sogno e biologia".

L'interesse per la psicoanalisi da parte delle scienze non psicologiche (1913 -OSF)
A. L'interesse della linguistica
Per "lingua" non si deve intendere qui la pura espressione di pensieri in parole, ma anche il linguaggio gestuale e qualsiasi altro tipo di espressione di una attività psichica, come ad esempio la scrittura. 
Le interpretazioni della psicoanalisi sono innanzitutto traduzioni da una forma espressiva che ci è estranea in quella familiare al nostro modo di pensare. Quando interpretiamo un sogno, non facciamo altro che tradurre un determinato contenuto ideativo (i pensieri onirici latenti) dal "linguaggio del sogno" nella lingua della nostra vita vigile. In questo modo apprendiamo le peculiarità di questo linguaggio onirico e ricaviamo l'impressione che esso appartenga a un sistema espressivo molto arcaico.
Così per esempio nel linguaggio del sogno la negazione non viene mai indicata in modo particolare. Nel contenuto onirico i contrari stanno l'uno al posto dell'altro e sono raffigurati dallo stesso elemento. Nel linguaggio onirico i concetti sono ancora ambivalenti, riuniscono in sé significati opposti, come si verifica secondo le ipotesi dei glottologi nelle radici delle più antiche lingue storiche. Un altro sorprendente carattere del nostro linguaggio onirico è l'uso oltremodo requente di simboli che permettono in una certa misura  una traduzione del contenuto onirico.
Se pensiamo che i mezzi di raffigurazione del sogno sono principalmente immagini visive e non parole, il confronto del sogno con un sistema di scrittura ci apparirà ancor più apropriato che non quello con una lingua. In effetti l'interpretazione di un sogno è perfettamente analoga alla decifrazione di una antica lingua ideografica, per esempio die geroglifici egiziani.
Si può dire che il linguaggio onirico sia il modo di esprimersi dell'attività psichica inconscia, anche se poi l'inconscio non parla un unico dialetto. Ciò che un'isterica raffigura con il vomito, si manifesterà nell'ossessivo attraverso scrupolose misure di protezione contor un'infezione e indurrà il parafrenico a lamentarsi o a sospettare di essere avvelenato. Ciò che in questi casi trova espressione così varia è il desiderio di ingravidamento rimosso nell'inconscio, nonché la rispettiva difesa della persona malata contor di esso.

Bibliografia:
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Freud S.(1913). Das Interesse an der Psychanalyse (trad. it. L’interesse
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vol. 7. Torino: Boringhieri, 1975.
Freud S. (1915). Das Unbewusste (trad. it. L’Inconscio. In: Opere, vol.
8. Torino: Boringhieri, 1976).
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Psychoanalyse (trad. it. Introduzione alla psicoanalisi:nuova serie di
lezioni. In: Opere, vol. 10. Torino: Boringhieri, 1979).
Grubich-Simitis I. (2000). Metamorphoses of the Interpretation of
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Quinodoz J.M. (1999). Dreams that turn over a page. Integration dreams
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