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Jaques Lacan: what is psychoanalysis?

Jacques Lacan has been said to be the most controversial psychoanalyst since Freud. In this documentary made in 1982 Lacan lectures at the University of Louvain and is also interviewed and answers the question "what is psychoanalysis?".



Come sopravvivere da psicoterapeuta

Nina Coltart

"Ciò a cui aspiriamo è una sopravvivenza piacevole. ... La sopravvivenza alla prima fase del training è molto diversa dalla sopravvivenza nelle fasi successive". I primi anni "del restarci" sono molto più duri di quelli "dell'arrivarci".
Nel corso della formazione quasi tutta la settimana lavorativa è dedicata a questo scopo: tra analisi, supervisioni, ore di studio, tempo per gli spostamenti, lezioni.. 
"Per un allievo sposato che cerca di partecipare all'educazione dei figli vi sono seri inconvenienti; credo del resto che sia da imputare proprio a qusto motivo la continua diminuzione nel reclutamento di partecipanti realmente validi. I didatti più anziani sono a volte accusati di perdere il contatto con il mondo reale, e a volte sembra che tale sospetto sia più che giustificato".
"Prima il neospecializzato comincia a reggersi sulle proprie gambe, meglio è. La terapia è essenzialmente un'arte in cui la fiducia in sé è all'ordine del giorno. Prima questi adulti di mezza età emergono dalla bambagia protettiva del training, prima se ne renderanno conto".
"Non si pensi però che l'event preciso della specializzazione trasformi l'allievo in un analista o in un terapeuta ...". "La mia analista mi ha detto: 'Sì, è un bene che tu abbia terminato il training. Adesso ti ci vorranno altri dieci anni per diventare un analista'".


Tratto da:
"Come sopravvivere da psicoterapeuta" di Nina Coltart

Trattamento psichico

Trattamento psichico (trattamento dell'anima)

Psiche è una parola greca che significa "anima". Trattamento psichico vuole dire "trattamento dell'anima", e si potrebbe dunque pensare che con esso si intenda: trattamento dei fenomeni patologici della vita dell'anima. Ma non è questo il significato dell'espressione. Trattamento psichico indica piuttosto: trattamento a partire dall'anima, trattamento - di disturbi psichici o somatici - con mezzi che agiscono in primo luogo e immediatamente sulla psiche dell'uomo. 
Un tale mezzo è sopratutto la parola, e le parole sono anche lo strumento essenziale del trattamento psichico.
Le prestazioni mentali sono legate alla presenza di un cervello normalmente sviluppato ed è noto che l'introduzione di sostanze tossiche possono produrre stati mentali alterati. Il rapporto tra corpo e psiche è un rapporto di interazione, ma mentre l'azione del corpo sulla psiche apare più facile da essere ammessa, poca clemenza incontra in genere l'azione della psiche sul corpo.

Esiste un gran numero di malati, lievi e gravi che con i loro disturbi pretendono molto dalla medicina, nei quali però non sono rintracciabili segni visibili e tangibili del processo patologico. Un gruppo di questi malati colpisce per la ricchezza e la multiformità del quadro clinico: non sono in grado di lavorare intelettualmente per mal di testa o per difetto di attenzione, dolgono loro gli occhi durante la lettura, accusano un dolore sordo o si addormentano, la digestione è turbata da sensazioni penose, l'evacuazione non avviene se non aiutata, il sonno è abolito e così via. In questi casi si può osservare che i sintomi del male sono chiramente influenzati da eccitazioni, emozioni, preoccupazioni e così via.
Dall'indagine medica è alla fine risultato che tali persone non devono essere considerate e trattate come malati di occhi e simili, ma che in esse si deve trattare diun male del sistema nervoso nel suo complesso.

Soltanto quando si studia il patologico si impara a riconoscere il normale. Sull'influsso che la psiche genera sul corpo erano note da sempre molte cose, l'esempio più comune è l'espressione die moti d'animo.
E' universalmente noto quali straordinari mutamenti si verifichino nell'espressione facciale, nella circolazione sanguigna, nelle secrezioni, negli stati di eccitamento dei muscoli volontari, sotto l'influsso per esempio della paura, dell'ira, del dolore psichico, dell'esatasi sessuale. Meno noti, ma perfettamente accertati, sono altri esiti somatici degli affetti, che non fanno più parte della loro espressione. Stati affettivi durevoli di natura penosa quali dispiacere, preoccupazione e lutto, riducono lo stato di nutrizione del corpo in generale, fanno sì che i capelli imbianchino, il grasso scompaia e le pareti dei vasi sanguigni si modifichino in maniera patologica. viceversa sotto l'influsso di eccitazioni piacevoli, della "felicità", si vede tutto il corpo rifiorire e la persona riacquista alcuni contrassegni della giovinezza.
Gli affetti nel senso più stretto sono caratterizzati da un rapporto del tutto particolare con i processi somatici, ma a rigore tutit gli stati psichici, anche quelli che siamo abituati a considerare "processi di pensiero", sono in una certa musira "affettivi", e non uno di essi è privo delle espressioni somatiche e della capacità di modificare processi somatici. Persono durante il calmo pensare per "rappresentazioni", eccitamenti corrispondenti al contenuto di queste rappresentazioni vengono continuamente deviati verso muscoli lisci e striati.
I processi di volontà e dell'attenzione sono anch'essi in grado d'influenzare profondamente i procesis corporei e di avere una parte notevole, come promotori o come inibitori nelle malattie somatiche. Qualunque sia la causa die dolori, sia pure l'immaginazione, i dolori non sono per questo meno reali e meno violenti. I guerriero adulto non sente il dolore della ferita nel febbrile fervore della lotta. L'influsso della volontà su procesis patologici del corpo è meno facilmnente documentabile con esempi, ma è ben possibile che il proposito di guarire o la volontà di morire non siano senza importanza neppure per l'esito di casi gravi ed incerti di malattia.

Di alto interesse è lo stato psichico dell'attesa. Per esempio nell'imperversare di un'epidemia sono messi in pericolo coloro che temono di ammalarsi (attesa angosciosa). Lo stato contrario, l'attesa colma di speranza e fiduciosa, è una forza attiva di cui dobbiamo tener conto in senso stretto in tuti i tentativi di cura e guarigione. L'influsso più evidente dell'attesa fiduciosa s'incontra nelle cosidete guarigioni "miracolose", che ancora oggi si verificano sotto i nostri occhi senza concorso dell'arte medica.
E' poi nota l'influenza di questi aspetti tanto che gli studi sui farmaci venogno appunto eseguiti in doppio cieco, per evitare che l'attesa fiduciosa o meno di medico o pazienti influenzi il risultato della terapia tanto da rendere nullo lo studio. Così comeè noto che persone sottoposte ad ecessivi accertamenti diagnostici preventivi finiscono per ammalarsi prima di altre che riscono a vivere più serenamente. 
Anche coloro che non hanno fede religiosa possono beneficiare di guarigioni miracolose. Esistono infatti in ogni tempo cure di moda e medici di moda.
La comprensibile insodisfazione per l'aiuto spesso insufficiente della medicina, forse anche l'intima rivolta contro la costrizione del pensiero scientifico, che rispecchi aall'uomo l'inesorabilità dell anatura, hanno posto in tutti i tempi e nuovamente ai nostri giorni una singolare condizione alla forza terapeutica di persone e rimedi. L'attesa fiduciosa riesce a crearsi soltanto quando il soccorritore non è un medico e può vantarsi di non capire nulla del fondamento scientifico della terapia, quando il rimedio non è sperimentato attraverso un preciso esame, ma per esempio raccomandato da una predilezione popolare. Di cui la sovrabbondanza di cure naturali, che anche oggi continuano a contendere ai medicil'esercizio della loro professione e di cui possiamo se non altro dire, con una certa sucirezza, che molto più spesso nuocciono anziché giovare a coloro che cercano la guarigione
Probabilmente però l'effetto di qualsiasi rimedio che il medico prescrive, di qwualsiasi intervento che intraprende, si compone di due parti. Una di queste è data dal comportamento psichico del malato. Vi sono medici che posseggono in grado superiore ad altri la capacità di guadagnare la fiducia dei malati; il malato sente allora spesso il sollievo già nel momento in cui vede il medico entrare nella sua stanza.

In ogni epoca, e nell'antichità ancor più diffusamente di oggi, i medici hanno praticato il trattamento psichico. Se per trattamento psichico intendiamo lo sforzo di suscitare nel malato gli stati e le condizioni psichiche più favorevoli alla guarigione. I popoli più antichi non avevano a disposizione quasi null'altro se non un trattamento psichico; né tralasciavano mai di sostenere l'effetto di pozioni e misure terapeutiche con un insistente trattamento psichico. Ora cominciamo a comprendere anche la "magia" della parola. Le parole sono infatti i mediatori più impoirtanti dell'influsso che un uomo vuole esercitare sull'altro.

...

Bibliografia:
OSF vol.1 pag 93 - 1890

LINKS

Internet Resources
Museums and Historical Places

Italian Psychoanalytical Association

Via di Priscilla 128
Rome
Italy
Email: mc5009@mclink.it
Phone: 39 06 8535 4861
Fax: 39 06 8535 4861
Society Website Address
http://www.aipsi.it


On 26 July 1992 one of the founders of the SPI (Italian Psychoanalytic Society), Prof. Emilio Servadio, along with other members who had played major roles in the SPI, addressed the Executive Committee of the IPA with the application to form a Society called the Italian Association of Psychoanalysis (AIPsi.).

The first commitment of AIPsi was to formulate a constitution that reflected the common project of institutional life and science, and particularly, a training institute that would ensure the best training of candidates.


A Plea for the Survival of Psychoanalysis

J. Amati Mehler underline that there is a tendency to confuse the ability to use one’s psychoanalytic listening and our psychoanalytic tools with doing psychoanalysis. This is a crucial issue today. The two might be, and nowadays are, much confused. 
She writes that a fundamental danger to the survival of psychoanalysis comes from the tendency to neglect the impact of so many parallel training “schools”, fostered by IPA analysts themselves, that thrive all around the world. Short-cut training is offered as well as low-frequency-session training analyses. These institutions are an unrecognized significant threat to:
1. the identity of psychoanalysis as a discipline and as a specific method and setting;
2. the minimal standards of training requirements.
Such parallel institutes based on our discipline contribute to the confusion between psychotherapy and psychoanalysis. They also foster cultural deceit of the public who do not know exactly what therapy they are getting since everything close to a “talking cure” is called “analysis”!

Vedi anche il video della Dr.ssa Argentieri in merito alla formazione psicoanalitica.

From:
http://www.ipa.org.uk

Precisazioni sui due principi dell'accadere psichico (1911) Vol 6 OSF

Ogni nevrosi ha l'effetto di sospingere l'ammalato fuori dalla vita reale, di alienarlo dalla relatà.
Il nevrotico si isola dalla relatà perché la trova insopportabile. Il caso limite di questo distacco dalla realtà è offerto da alcune forme di psicosi allucinatoria.
E' in questa riflessione che forse si può intravvedere una delle preziosità dell'analisi, che non cerca di eliminare gli aspetti disturbanti per la società di una persona sofferente, ma ha come ambizione di restituire la libertà alla persona sofferente psichicamente, cercando di restituirle la realtà dalla quale ha cercato ed è riuscita ad alienarsi.
Il rapporto con la realtà non è passimo ma attivo, come F. ci mostra in questo scritto, necessita di un investimento di energia.
Nella psicologia fondata sulla psicoanalisi, ci siamo abituati a prendree come punti di partenza quei processi psichici inconsci le cui proprietà ci sono divenute note attraverso l'analisi. Li consideriamo come i processi più antichi, primari, come residui di una fase di sviluppo nella quale essi costituivano l'unica specie di processi psichici. La suprema tendenza a cui obbediscono questi processi primari può venire indicata come principio di piacere-dispiacere (o principio di piacere). Qui per la prima volta compare la definizione di principio di piacere nelle Opere di Freud.
Ci possiamo porre alcune domande: dietro ad ogni sintomo vi è qualcosa di inconscio? Sappiamo che esiste un inconscio rimosso ed uno non rimosso, ossia relaitivo a quegli stadi dello sviluppo dove la memoria non era ancora rponta per memorizzare e registrare: a quell'epoca primitiva rimanevano trace nell'individuo di quanto gli accedeva ma non venivano rapresentate in alcun modo. Ma cosa c'è dietro una eprsona per esempio ansiosa? Una immagine rimossa e inconscia? Una modalità relazionale patologica forse in alcuni casi dove la persona vive tutta la vita come con dentro un residuo di un genitore in passato allarmante e non confortante. Nelle teorie post freudiane alcuni autori propongono che le persone internalizzino non tanto le immagini delle persone con cui sono venuti in cntatto quanto piuttosto le modalità relazionali che hano vissuto. In questo modo potrebbe essere molto ansioso un adulto cresicuto in infanzia da un genitore o in un ambiente che percepiva come non rassicurante (magari una mamma o un padre con sintomi depressivi o ansiosi). Qualcuno ci chiede ma allora un ansioso deve andare in analisi? E' bene a questo proposito stare molto cauti rispeto ale generalizzazioni. Un sintomo non vuole dire nulla e bisogna evitare le generalizzazioni ed i preconcetti. Ci sono tante persone che non hanno sintomi e vivono malissimo, come forse ci mostrano suicidi o comunque crolli emotivi commessi da persone che esternamente apparivano serene. La patologia non sta nel sintomo. In effetti comunque la psicoanalisi non è per tutti da nessun punto di vista, una persona al di là che si senta ansiosa o meno ma che senta che le manca quacosa per godersi appieno la vita e che non senta di vivere come desidererebbe: questa è la persona che dovrebbe afrontare l'analisi.
[...]

Cosa mi può offrire la psicoanalisi? - What can psychoanalysis offer me?

While psychoanalytic theories are of great value in understanding “human nature” itself and its cultural products in the fields of literature, theatre and, especially, cinema, they are also invaluable to individual people who are troubled by their own distressing feelings and behaviour.
People who may be severely and chronically anxious or depressed, people who may have repeated difficulties in relationships, people who may have difficulty forming any relationships at all, or people who feel an unexplained emptiness in their lives, can benefit significantly from psychoanalytic treatment.

Psychoanalysis occupies a very complicated place in the modern world: it has a great deal to offer in helping to understand one’s own “self”, and how one’s own mind operates – as well as helping to understand much of how other peoples’ minds work!

Yet, by its very nature it leads us into often quite threatening and unwelcome territory.

When “Psychoanalysis” as a treatment technique was discovered by Sigmund Freud in the very early 1900s, he quite quickly understood that his findings – through his clinical work with patients – would “disturb the world”. This has proved to be true and nowadays even the mention of the word “psychoanalysis” attracts a hostile response from many people.

Nevertheless, for those with the courage to persist – either as patients, or students of the human mind – in trying to understand what psychoanalysis has to offer, there will be considerable reward.

Psychoanalysis, by its very nature, delves into the world of the unconscious mind. It operates on the basis that our early experiences – of whatever nature – strongly influence how our minds develop and how we interact with the other people around us.

Many significant psychoanalysts have contributed to our understanding of mental development and the operation of mental processes – especially the so-called defence mechanisms – and how these help us to deal with the world around us. While “psychoanalysis” is still almost automatically connected to “Freud”, this does not acknowledge the very many advances in both theory and technique which have resulted from psychoanalytic therapeutic work and research over the past 100 years.

Psychoanalysts have also worked with very highly disturbed patients, who would otherwise be diagnosed as “psychotic” by many psychiatrists. But if both the patient and the psychoanalyst have the required motivation and courage, good results can be obtained. Nowadays, medication is sometimes used alongside the psychoanalytic treatment, although reliance is heavily on the part of the treatment which is the relationship formed with the analyst.
Further information about psychoanalysis and what it has to offer will be found in other “pages” on this website.


Is psychoanalysis appropriate for children?

Some psychoanalysts specialise in the analysis of children. Child psychoanalysis – an offshoot of adult psychoanalysis - shares with it a common theoretical framework for understanding psychological life, while also using additional techniques and measures to deal with the special capacities and vulnerabilities of children. For instance, the young patient is helped to reveal his or her inner feelings and worries not only through words, but also through drawings and fantasy play. In the treatment of all but late adolescents, parents are usually consulted to round out the picture of the child's life. The goal of child and adolescent analysis is the removal of symptoms and of the psychological blocks that interfere with normal development.

From:
www.ipa.org.uk

Lo psicoanalista è uno psicoterapeuta. Il colloquio se assume valenze terapeutiche è equiparabile ad un atto medico

E' utile sapere che drammaticamente non esiste un albo degli psicoanalisti, ciò rischia di consentire a chiunque di fregiarsi di tale titolo senza avere alcun requisito, nonostante i veri psicoanalisti dell'IPA (Associazione Internazionale di Psicoanalisi) siano attualmente gli psicoterapeuti che si sono sottoposti al training formativo più impegnativo e completo attualmente esistente in questo ambito professionale (vedi: differenze tra psicoanalista, psicoterapeuta, ..).
Esiste però una sentenza della Cassazione Penale (Sez. VI, Sent. n. 14408 del 11.04.2011) per la quale la pratica della psicoanalisi viene equiparata alla psicoterapia e richiede quindi regolare iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti. Ovviamente gli psicoanalisti dell'Ipa sia dell'AIPsi e che della SPI sono necessariamente iscritti in Italia nella lista degli Psicoterapeuti dell'Ordine degli Psicologi o dei Medici.
L'assenza di un Albo degli psicoanalisti permette zone franche di potenziale abuso della professione da parte di impostori.
Nel 2008 l’Ordine Psicologi Emilia Romagna denunciò per abuso una persona per pratica abusiva della professione di psicologo e psicoterapeuta. In un primo momento il Tribunale di Ravenna assolse la persona, successivamente – nel 2010 – la Corte di Appello di Bologna dichiarò invece l’imputata colpevole del reato ascrittole.
La persona decise di ricorrere quindi in Cassazione affermando in sintesi che la psicoanalisi non ha nulla a che fare con psicologia o psicoterapia, e che quindi non ha motivo di sussistere nessun reato. Ed è proprio su questo ultimo passaggio che la Cassazione si esprime:
ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 348 c.p., l’esercizio della attività di psicoterapeuta è subordinato ad una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale ed all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all’interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta della ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali.”
Ed ancora:
Nè può ritenersi che il metodo “del colloquio” non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v’è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un’attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l’anoressia) il che la inquadra nella professione medica”.

Quindi non solo la psicanalisi è necessariamente una psicoterapia dal punto di vista giuridico, ma anche il “colloquio” può rientrare in una vera e propria forma di terapia che, se declinata e diretta alla guarigione, è da inquadrarsi nell’ambito regolamentato da legge.

In conseguenza di questa sentenza pare dunque che ove si ravvisi attività terapeutica svolta da soggetti che si propongono come psicoanalisti, ma sprovvisti di regolare iscrizione all’Albo Psicoterapeuti, sarebbe possibile effettuare una segnalazione al proprio Ordine regionale per abuso di professione, allegando la citata sentenza della Cassazione.
È ulteriormente importante in quanto sentenzia su una dinamica molto simile a quella che avviene con il counseling ed i counselor e tutte queste professioni affini che spesso possono venire esercitate dopo brevi e sommari corsi da persone, talvolta anche in ottima buona fede, ma senza  reali conoscenze, se non superficiali, in campo psicologico o medico.
Di fatto – ad oggi – se non sei psicologo non puoi dire di fare “counseling psicologico”, ma se parli esclusivamente di “counseling” aggiri il problema. Servirebbe dunque una giurisprudenza che riconduca il termine “counseling” alla professione di Psicoterapeuta e probabilmente anche un Albo degli psicoanalisti afferenti all'IPA sarebbe necessario per fare almeno un minimo di chiarezza.

Psicoanalisi - Psicoterapia

Edward Bibring nel 1954 individua 5 tipi di psicoterapia: suggestiva, abreativa, manipolativa, chiarificatrice e interpretativa (con manipolativa intende la psicoterapia nella quale il medico partecipa cercando di dare un'immagine che seva da modello di identificazione).
Quel che diferenzia la psicoanalisi dalle psicoterapie in generale è che queste utilizzano la suggestione, l'abreazione e la manipolazione come strumenti terapeutici, mentre in psicoanalisi gli unici strumenti ritenuti terapeutici sono la chiarificazione e l'interpretazione.

Quando parliamo qui di psicoterapia intendiamo riferci a quella modalità di intervento denominata usualmente psicoterapia psicoanalitica e non alle altre metodologie su base psicologica .
Se una persona di un certo livello culturale apprendesse alla perfezione, leggendo i vari testi disponibili, la teoria e la tecnica psicoanalitica e la applicasse correttamente su pazienti, che tipo di operazione farebbe? Potremmo certamente dire che questa persona, incontrando un altro essere umano che chiede il suo aiuto, intraprenderà un “rapporto” psicologico. Questo sarà però disturbato dalle conoscenze tecniche acquisite che verranno inconsapevolmente utilizzate per evitare di entrare veramente nel “rapporto”. Tenderà cioè ad usare le sue cognizioni come una difesa intellettuale che agirà da barriera fra sé e l'altro onde evitare coinvolgimenti difficilmente controllabili. Egli eviterà di “lasciarsi andare” al rapporto, proprio perché gli mancheranno gli strumenti di consapevolezza che l'analisi personale permette di acquisire e che consentono di lavorare sul proprio controtransfert. L'apprendimento teorico e tecnico della psicoanalisi non fanno lo psicoanalista né consentono l'applicazione terapeutica di questa disciplina perché occorre prima sperimentare su se stessi l'evento paradossale di lavorare, mediante la coscienza, su livelli inconsci. Ciò infatti presuppone una sufficiente conoscenza del proprio mondo interno che permette di vivere “consapevolmente” quel “rapporto” il quale altrimenti, pur essendo apparentemente corretto, nella migliore delle ipotesi è paragonabile ad un viaggio guidato da un pilota sapiente ma cieco.
Questa premessa può apparire banale, ed infatti lo è, ma è l'unica possibile per poter affermare che non si può parlare di psicoterapia psicoanalitica senza partire dal presupposto tassativo che essa può essere praticata solo da chi abbia compiuto una sufficiente esperienza di analisi personale. Pertanto la psicoterapia psicoanalitica non può definirsi tale se non è praticata da chi abbia effettuato una analisi personale.
Questi concetti sono impliciti nelle seguenti definizioni che della psicoterapia psicoanalitica danno Rycroft e Laplanche e Pontalis nei loro Dizionari di Psicoanalisi:
Dicono Laplanche e Pontalis: “Col nome di “psicoterapia analitica” si intende una forma di psicoterapia che si basa sui principi teorici e tecnici della psicoanalisi, senza tuttavia realizzare le condizioni di una cura psicoanalitica rigorosa”.
E Rycroft: “Uno psicoterapeuta orientato psicoanaliticamente è una persona che intende usare le teorie e le tecniche psicoanalitiche senza avanzare alcuna pretesa di essere stato formato in un Istituto psicoanalitico”.
L'analisi personale, adeguate supervisioni ed una buona preparazione teorica costituiscono la base comune di qualsiasi analista, sia che questo iter venga svolto in un Istituto psicoanalitico con un training istituzionalizzato, sia al di fuori dell'istituzione psicoanalitica, anche se ciò, come vedremo, comporta dei rischi.
Questa base comune non rende tuttavia identici i due tipi di formazione così come un'ampia esperienza di supervisione mi ha consentito di osservare.
Fuori dalle Istituzioni psicoanalitiche si formano, fatte le debite eccezioni, degli psicoterapeuti con delle difese di struttura che non consentono loro di approfondire il rapporto. Difese che io ritengo salutari sia per il terapeuta che per il paziente. Ciò tuttavia non giustifica una netta linea di demarcazione fra la psicoterapia psicoanalitica e la psicoanalisi, adoperando il criterio esterno di un “contratto” e di un “setting” predeterminanti per cui, ad esempio, lo “status simbol” del lettino farebbe definire il trattamento una analisi e il “vis à vis” una psicoterapia.
Il setting analitico, così come ci è stato tramandato e così come viene applicato oggi dalla generalità degli analisti di tutto il mondo, ha una sua ragione di essere. Esso è frutto di lunghissime esperienze che hanno permesso di capire come i suoi aspetti tecnici consentano un rapporto che si svolge a livelli la cui profondità è quella che la regressione dell'analizzando permette di raggiungere. Tutto il setting tende a favorire la regressione, tanto che ogni sua trasformazione potrebbe modificare le possibilità di regressione. Ne consegue che il lettino, le numerose sedute ravvicinate, l'esclusione totale della realtà esterna del paziente, la neutralità dell'analista che non si pone come oggetto reale, l'interpretazione sistematica del transfert sia nei sogni che nelle associazioni, creano le condizioni tecniche le più favorevoli per indurre una profonda regressione con tutte le conseguenze che questo comporta. Se a questo aggiungiamo l'analisi del controtransfert e l'autoanalisi che ogni analista compie verificandola ogni giorno nel contatto con le problematiche dei suoi pazienti, possiamo definire quanto sopra descritto come lo svolgimento di un trattamento psicoanalitico classico. Ne dovrebbe conseguire che chiunque modifichi una o più delle variabili sopradette non farebbe “psicoanalisi” ma qualche cosa d'altro che per comodità usiamo chiamare “psicoterapia psicoanalitica”.
Io credo però che questa valutazione non tiene conto che il rapporto che si determina nella coppia analista-analizzando è molto più complesso ed obbedisce a delle dinamiche interne proprie della coppia che smentiscono la cosiddetta “neutralità” dell'analista. Salvo che, non si confonda la neutralità con la regola dell'astinenza e solo per questo si consideri il rapporto della coppia analitica come veramente asettico.
Nel momento del primo incontro dell'analista con l'analizzando, quando cioè questi due esseri umani debbono decidere se possono e debbono fare insieme un pezzo di strada della loro vita, certamente avvengono alleanze e collusioni conscie e inconscie che peseranno non certo asetticamente, sulla decisione. E questa scelta, come ben sappiamo, avviene prescindendo da qualunque altra considerazione.
Basti pensare alle scelte che ogni analista fa, che solo apparentemente sono guidate da parametri teorici tendenti ad etichettare i pazienti; ciascuno di noi infatti prende in trattamento quel certo paziente ed adopera tecniche a volte atipiche: sarebbe interessante ad esempio capire perché in certi momenti del nostro iter professionale abbiamo in trattamento più donne che uomini, più adolescenti che adulti, più psicotici che nevrotici; oppure perché alcuni di noi si dedicano ai gruppi o prevalentemente ai bambini.
Nell'introduzione al Panel sulla “formazione della coppia”, presentato al Congresso di Taormina, ho scritto: “Osservare un processo analitico come qualcosa che riguarda la coppia e non il solo paziente, o, nel migliore dei casi il paziente da un lato e l'analista dall'altro, modifica sostanzialmente l'ottica usuale.
Concetti come diagnosi, prognosi, indicazioni e controindicazioni, analizzabilità e cura, visti nell'ottica del rapporto di coppia hanno perduto la loro consueta significatività. Tanto più che la aspecificità della tecnica psicoanalitica nei confronti del sintomo non ne è affatto condizionata.
Tali concetti hanno cominciato ad essere considerati come vere e proprie difese professionali dell'analista, direttamente influenzate dall'economia interna del paziente e quindi dalla disponibilità della coppia a raggiungere determinati livelli di regressione, e quindi di profondità” — Dice Winnicott: “L'analisi è per coloro che la desiderano, ne hanno bisogno e sappiano sopportarla. In caso contrario, mi trasformo in psicoanalista che risponde alle esigenze di quel caso particolare o tenta di farlo. Il lavoro più difficile, quello che non corrisponde alla tecnica psicoanalitica standard, è il lavoro di un analista che abbia già dietro a sé una certa esperienza “classica” e davanti a sé la capacità permanente di re-inventarsi”.
La situazione analitica, quale si può ricavare dall'opera di Winnicott, è la dinamica di una relazione (quella dell'analista con il paziente) e la comune creazione di uno spazio all'interno del quale si iscrivono i meccanismi più primitivi d'amore, di odio, di introiezione, di proiezione, di rappresaglie, di disintegrazione. E questo può avvenire in quanto c'è, in partenza, un “adattamento dell'analista alla angoscia del paziente. A partire da codici minimi di sicurezza, si istituisce un quadro capace di contenere le angosce più arcaiche e si svolge, in libertà, il processo analitico, processo nel quale trova posto la partecipazione inconscia dell'analista.
D'altra parte è anche certo che l'inconscio di ogni persona che chiede una analisi sa già (basta pensare ai sogni d'inizio d'analisi) quale cammino è in grado di compiere utilizzando per tale fine la disponibilità dell'analista.
Ed è a questo punto che, a mio modo di vedere, è possibile forse capire se il lavoro che si comincia sarà una “vera analisi cosiddetta ortodossa” oppure una psicoterapia psicoanalitica, oppure una psicoterapia durante la quale ci saranno momenti di analisi. E' qui che emerge un criterio discriminante: è un criterio interno e potrebbe definirsi come “le aspettative della coppia analista-analizzando”. Sono queste che, conscie e inconscie, causa e frutto dell'incontro e della formazione della coppia, determineranno il “patto” che costituirà il setting interno ed esterno della terapia.
Quanto più tali aspettative si rivolgeranno ai sintomi o all'adattamento alla realtà o al mondo esterno dell'analizzando o ai contenuti del materiale che l'analizzando porta, tanto più ci si allontanerà da quei processi mutativi che l'analisi tende a raggiungere senza alcuna finalizzazione evidente.
Jones, nel suo lavoro “I criteri del successo nella cura” (1936), distingue i risultati “terapeutici” da quelli “analitici”. Parlando dei primi egli osserva come il paziente dia un significato quasi mistico al sintomo principale per cui si era originariamente rivolto all'analista e di come esso viene preso come terreno di scontro tra paziente e analista, un banco di prova della lotta fra resistenza e analisi.
Il successo analitico, invece, egli dice, va completamente al di là del campo patologico e comprende anche le linee evolutive di tutti gli interessi principali della vita del soggetto.
Risulterà allora che la psicoterapia psicoanalitica potrà apparire molto più “curativa” di un trattamento analitico, proprio perché oltre a consentire un deflusso dell'angoscia di superficie permetterà il soddisfacimento delle aspettative insite nel primo incontro e nella formazione della coppia.
Dai candidati degli istituti psicoanalitici si pretendono alcune impostazioni che consentano di far loro apprendere nel modo più corretto possibile la tecnica psicoanalitica cosiddetta classica. Viene preteso  che i “casi” da supervisionare consentano l'applicazione delle tecniche ortodosse.
Poniamo ora attenzione a ciò che accade quando ci chiede una supervisione uno psicoterapeuta che ha acquisito una formazione analitica fuori dai nostri Istituti e che opera sul “campo” in Istituzioni Pubbliche o privatamente nel proprio studio.
L'esperienza di supervisioni di psicoterapeuti ha confermato che l'errore più comune che viene commesso è nel come “si assumono” i pazienti e cioè nel primo incontro e nel successivo contratto. Eppure tali psicoterapeuti sono persone analizzate che, attraverso la propria esperienza analitica, anche se solo “limitata”, dovrebbero e potrebbero ovviare certi errori banali. L'esperienza ha permesso di capire che le distorsioni erano inconsciamente volute dalla coppia che, difensivamente e quindi collusivamente, sceglieva di mantenere il rapporto a livelli non molto profondi, quasi sempre tendenti a rafforzare certe difese. L'atteggiamento più frequente fra gli psicoterapeuti è quello di “aspettarsi qualcosa dal paziente”, di poter prevedere “come andrà a finire il trattamento”, la preoccupazione di “dare qualcosa al paziente” con una forte tendenza a rassicurare e notevole allarme di fronte agli attacchi aggressivi o alle angosce del paziente unite alla costante paura di perderlo. Si evidenzia cioè una scarsa disponibilità ad accettare la regressione del paziente, il quale, non a caso, ha scelto quello psicoterapeuta che gli garantisce in definitiva di non angosciarsi troppo e di evitare il contatto con le parti più profonde del proprio inconscio.
Quindi gli errori sono solo l'espressione delle difese del terapeuta. Ciò potrebbe anche far comprendere come il lavorare nelle Istituzioni, dove un trattamento analitico classico è impensabile, può voler dire, a mio avviso, utilizzare l'Istituzione come una realtà che giustifica e obbliga a mettere in opera resistenze e difese contro l'approfondimento del rapporto.
D'altra parte è esperienza comune nei candidati la frequente possibilità di perdere i propri pazienti. Ogni didatta potrebbe testimoniare ciò con ampia casistica. E anche l'osservazione che spesso i pazienti dei candidati “vanno meglio”, è da riferirsi alla maggiore terapeuticità del funzionamento della coppia legata molto di più alle aspettative di guarigione.
Il concetto di “spontaneità” dell'analista per me ha lo stesso significato da attribuire al concertista che diventa tale solo quando ha tanto assorbito la tecnica strumentale da poterla dimenticare perché sarà interessato soltanto a “fare la musica”. È quello che nel nostro campo può significare conoscere tanto bene il mestiere di analista da poterlo dimenticare per poter essere analista anziché fare
l'analista.
Mi rendo conto che ciò che ho detto può turbare gli amanti delle regole: quelle regole che i candidati, all'inizio del loro iter, ci chiedono ripetutamente, e che non venogno ovviamente mai date. La tecnica psicoanalitica infatti si fonda sul principio inderogabile della “regola aurea”. Cioè la “regola” della “non regola”., fuori da questa “regola” non c'è psicoanalisi.
E' così possibile considerare il “patto” che definisce il “setting” come il fattore differenziante fra trattamento psicoanalitico e psicoterapia psicoanalitica. Tale patto o, come si usa dire “contratto”, non è definito da un criterio esterno deciso sulla base di schemi precostituiti, ma come risultato di una dinamica che si sviluppa all'interno della coppia terapeutica fin dal primo incontro che si manifesterà poi con la costituzione del setting. Il setting ovviamente non deve essere definito in termini contraddittori: è impensabile, ad esempio, stabilire di fare una seduta alla settimana facendo sdraiare il paziente sul lettino; e ciò perché mentre distanziare le sedute vuoi dire mantenere il rapporto a livelli meno profondi, il lettino, anziché il vis-à-vis, vuoi significare facilitare la regressione del paziente e quindi consentire l'emergere di materiale più profondo. La consequenzialità della logica del setting deve essere rispettata e non può consentire contraddizioni. Se così non fosse la linea di demarcazione già così sfumata, ma proprio per questo estremamente più delicata, fra trattamento psicoanalitico e psicoterapia psicoanalitica risulterebbe confusa ed equivoca e quindi carica di elementi distruttivi. E nonostante oggi in psicoanalisi ci si occupi più di aggressività che di libido, penso che un rapporto terapeutico è tale solo se in esso prevale la libido.

Bibliografia:
Bellanova, P. (1982). Un criterio di differenziazione fra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica. Rivista Psicoanalisi, 28:15-22;
Manuale di tecnica diR.H.Etchegoyen

La formazione psicoanalitica: VIDEO

La Dr.ssa Simona Argentieri viene intervistata in merito al problema della formazione psicoanalitica.




Vedi anche quanto scrive la Dr.ssa Amati in proposito

Differenze tra psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, psicoanalista

Spesso vi è molta confusione tra i suddetti suoli e su quali siano le loro competenze. Proveremo a rispondere alle più comuni domande a scopo informativo e divulgativo, rimanendo a disposizione per ulteriri chiarimenti e confronti.

Chi è uno psicologo?
Uno psicologo è un laureato in scienze psicologiche che, a seguito dell’esame di stato, viene abilitato alla professione di psicologo. La sola laurea in psicologia, in assenza di abilitazione alla professione, che avviene tramite il superamento all’esame di stato e l’iscrizione all’ordine, non permette di esercitare la professione di psicologo clinico. Qualunque psicologo che lavora nell’ambito sanitario è dunque laureato in psicologia e iscritto all’ordine degli psicologi della propria regione.

Cosa può fare uno psicologo clinico?
Uno psicologo clinico è uno psicologo abilitato a svolgere la propria professione nell’ambito clinico. Tale abilitazione permette di somministrare test, fare diagnosi, perizie, consulenze e colloqui psicologici individuali di coppia o famigliari. Gli ambiti di intervento di uno psicologo sono: psicologia clinica, diagnosi clinica, abilitazione e riabilitazione psicologica, psicologia del lavoro e delle organizzazioni, psicologia dell’educazione e dell’orientamento (anche detta psicologia scolastica nello specifico), psicologia di comunità, psicologia della salute e psicologia dello sport. Lo psicologo clinico non può svolgere psicoterapie.

Che differenza c’è tra uno psicologo e uno psicoterapeuta?
Uno psicoterapeuta è colui che, una volta conseguita la laurea in medicina o psicologia, si specializza, tramite il conseguimento di un diploma, in psicoterapia. Lo psicoterapeuta ha conseguito la laurea in psicologia (5 anni) più la specialità (4 anni), oppure una laurea in medicina e chirurgia (6 anni) e successivamente una specialità in psicoterapia (4 anni), in psichiatria (4 anni) o in neuropsichiatria infantile (5 anni). Le scuole di specialità sono tutte postlaurea e richiedono l’iscrizione all’Albo degli Psicologi o dei Medici, nonchè l’abilitazione ad esercitare la professione, e la frequenza ai corsi dura quattro anni così come il tirocinio. Il conseguimento del diploma di Specialista in Psicoterapia dà la possibilità di iscriversi alla Lista degli degli Psicoterapeuti presso l'Albo dei Medici o degli Psicologi.
Lo psicoterapeuta, a differenza dello psicologo, può fare psicoterapie. Attualmente sono molto numerose le scuole abilitate a dare il titolo di psicoterapeuta (almeno 300) ed hanno caratteristiche molto differenti le une dalle altre, anche quanto richiedono agli allievi per dare loro il titolo è molto differente da una scuola ad un'altra. Le persone che hanno il titolo di psicoterapeuta possono di conseguenza avere professionalità estremamente differenti quanto a conoscenze teoriche ed esperienza clinica, questo contribuisce nel sostenetere ed alimentare la confusione attualemnmte vigente rispetto la ruolo, tanche che la maggior parte delle persone non sa in genere a chi affidarsi.

Chi è lo psichiatra?
Lo psichiatra è un laureato in medicina, iscritto all’ordine dei medici, e che dopo la laurea si è specializzato in psichiatria. Il percorso formativo dello psichiatra fa sì che abbia una preparazione dettagliata sugli aspetti biologici delle patologie psichiche oltre che sugli aspetti psichici, dopo il conseguimento della specialità anche lo psichiatra ed il neuropsichiatra infantile (esperto in psichiatria e neurologia dell'infanzia e dell'adolescenza) possono infatti iscriversi alla Lista degli Psicoterapeuti presso l'Albo dei Medici. Lo psichiatra, in quanto laureato in medicina, può somministrare farmaci. Lo psicologo non può somministrare mai farmaci.

Chi è uno psicoanalista?
Uno psicoanalista è uno psicologo o un medico inscritto all'Albo e abilitato alla professione che ha seguito un training analitico presso l'Istituto di Formazione di una società di Psicoanalisi. La formazione dura in media una diecina di anni dopo la laurea e l'associatura prevede una formazione continua permanente anche dopo avere acquisito il titolo con un impegno ad un coninvolgimento diretto alle attività dell'associazione. All’interno della metafora degli insiemi è come se lo psicoterapeuta fosse un macro insieme dove rientrano i vari tipi di psicoterapeuti e tra questi anche gli analisti. 
Nell’ambito degli psicoanalisti ci possono essere vari orientamenti. I più conosciuti sono gli psicoanalisti che fanno riferimento all'International Psychoanalytical Association (in Italia due gruppi di psicoanalisti sono associati all'IPA la SPI e l'AIPsi) 
La confusione nell'ambito del significato dei termini e dei ruoli è anche alimentata dal fatto che spesso i termini che qui tentiamo di chiarire vengono usati colloquialmente più sulla scorta dell'emotività che sulla base del loro senso reale, in effetti sono tutte professioni che si occupano della mente e quasto ci aiuta a capire come mai l'emotività asusme un ruolo così importante. Talvolta chiamare psicoanalista lo psichiata da la sensaizone di essere meno malati, a volte è il contrario, di conseguenza nel parlare comune i termini venogno usati con modalità spesso molto soggettive.
(vedi: la formazione psicoanalitica).
Drammaticamente non esiste un albo degli psicoanalisti e ciò consente a volte a persone senza alcuna competenza abusare del titolo, fortunatamente ora pare che la giurisprudenza stia iniziando a tutelare maggiormente questo terreno così delicato dove tutti i giorni emergono figure professionali nuove dai nomi sempre più funzionali dal punto di vista del marketing, ma senza alcuna reale competenza clinica (vedi: la psicoanalisi è una psicoterapia).

Dicono Laplanche e Pontalis: “Col nome di “psicoterapia analitica” si intende una forma di psicoterapia che si basa sui principi teorici e tecnici della psicoanalisi, senza tuttavia realizzare le condizioni di una cura psicoanalitica rigorosa”.
E Rycroft: “Uno psicoterapeuta orientato psicoanaliticamente è una persona che intende usare le teorie e le tecniche psicoanalitiche senza avanzare alcuna pretesa di essere stato formato in un Istituto psicoanalitico”.
(L'enciclopedia di Laplance e Pontalis e quella di Rycroft sono le due enciclopedie di psicoanalisi ritenute generalmente le più attendibili)  

Vedi per le differenze tra psicoanalisi e psicoterapia:
psicoanalisi-psicoterapia

Vi è spesso una tendenza a confondere l'ascolto analitico e l'utilizzo di strumenti analitici con il fare psicoanalisi. Oggigiorno questo problema è particolarmente acceso. Addirittura il problema oggi è che ci sono numerosissime scuole, talune sostenute anche da analisti IPA, che propongono training che, paragonati a quelli della psicoanalisi, sono molto più rapidi e richiedendo meno conoscenze teoriche, meno analisi personale (talvolta l'analisi del terapeuta futuro non è nemmeno necessaria) e meno supervisioni con supervisori altrettanto meno rigorosamente formati. Queste istituzioni sono di fatto un pericolo primaditutto per l'identità della psicoanalisi stessa come disciplina con un metodo ed un setting ben definito (le persone finiscono per non sapere più nemmeno cosa è l'analisi, tutto diviene potenzialmente analisi) , in secondo luogo il rischio grave è quello che vengono formati specialisti senza i minimi requisiti di training. Queste istituzioni parallele caratterizzate dalla richiesta di un minor impegno contribuiscono alla confusione esistente tra psicoanalisi e psicoterapia inducendo nelle persone nelle persone che tutte le terapie basate sulla parola sono "analisi". 
Vedi l'articolo della Dr.ssa Amati Mehler: http://www.ipa.org.uk




Esistono anche psicoterapie per bambini e adolescenti?
Certamente, peraltro la grande plasticità della mente del bambino consente talvolta risultati più rapidi e significativi di quanto non sia possibile con gli adulti. Generalmente è necessario che parallelamente alla terapia del bambino vengano effettuati da un altro professionista colloqui clinici per la coppia genitoriale.

Una terapia sul bambino può risolvere i suoi problemi a scuola?
Sì, se la base della difficoltà scolastiche è un problema psicologico o emotivo. 

Si può fare una terapia farmacologica e una psicoterapia contemporaneamente?
Sì, non vi è nessuna controindicazione a proposito. 

L'interpretazione dei sogni di Freud

L'interpretazione dei sogni (1899)

F. affermò che la scoperta dell'intrpretazione dei sogni fu l'immediato frutto dell'innovazione da lui apportata alla tecnica per l'esplorazione in profondità dei sintomi nevrotici, con sostituire all'ipnosi le libere associazioni. F. aplicò per la prima volta le associazioni libere nel 1892 con la paziente Elisabeth von R., il cui caso costituisce l'ultimo degli Studi sull'isteria.
Dopo la morte del proprio padre, avvenuta il 23 ottobre 1896 in seguito a qualche sintomo isterico presentato da alcuni su i fratelli, sospetto che anche essi potessero essere stati oggetto in infanzia di attenzioni sessualida parte del padre. Contemporaneamente maturava in lui il proposito di sottoporsi ad un'autoanalisi
Freud soffrì nel corso della sua vita di disturbi nevrotici: in modo specifico di stati ansiosi e di fobia per i viaggi. Glie elementi della nevrosi di Freud sono facilmente riferibili ai suoi conflitti inconsci con il padre. E' quindi comprensibile che nei mesi successivi alla morte di questi i disturbi si siano accentuati.
Il 21 settembre 1897 Freud aveva comunicato a Fliess il primo risultato della propria autoanalisi, la scoperta cioé che gli episodi di aggressione subiti in infanzia, che sembravano stare alla base delle nevrosi, non dovevano considerarsi dei fatti reali, ma semplici fantasie: le quali potevano agire allo stesso modo di fatti reali soltanto per il motivo che nell'inconscio non esiste "un segno di realtà". 
Freud durante la sua vita pubblica 8 edizioni di questo libro, la prima nel 1899 e la seconda nel 1909: dieci anni dopo. Gli editori raramente accettano di fare una nuova edizione di un libro prima che si sia esaurita la vendita della edizione precedente e raramente accettano di fare uan riedizione rivista, in quando il cambiare anche una sola parola determina cambiamenti di pagine e conseguentemente numerosi costi. Sono dunque trascorsi 9 anni perché l'accoglienza di questo libro non è stata trionfale inizialmente, solo dopo che F. aveva pubblicato numerosi libri ed era divenuto più famoso è riuscito a pubblicare una nuova edizione dell'interpretazione dei sogni (Tra gli altri: Psicopatologia della vita quotidiana -1901; Frammento di un'analisi d'isteria (Caso clinico di Dora) - 1901; Tre saggi sulla teoria sessuale - 1905; Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio -1905; Le mie opinioni sul ruolo della sessualità nell'eziologia delle nevrosi - 1905; Il delirio ed i sogni della Gradiva -1906; il poeta e la fantasia - 1907; carattere ed erotismo anale - 1908; Teorie sessuali dei bambini - 1908; Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (caso clinico del piccolo Hans) - 1908).

Fra le parti aggiunte nelle edizioni successive alla prima va ricordata in modo specifico quella che è divenuta il paragrafo E del sesto capitolo: "La rappresentazione per simbili nel sogno"; e questo per l'importanza che il simbolismo onirico ha assunto nella pratica psicoanalitica.
L'interpretazione simbolica non può giovarsi delle associazioni libere fornite dal soggetto, e rimane pertanto, in una certa misura, affidata all'intuito di chi interpreta. Soltanto una larga esperienza, che non li limiti ai sogni soltanto, ma comprenda anch molti altri prodotti dell'attività immaginifica dell'uomo, può salvaguardare dall'arbitrio e dare una certa sicurezza per il lavoro di interpretazione. 




L'interpretazione dei sogni è per molti il libro del secolo, anche dal punto di vista letterario oltre che dal punto di vista della psicoanalisi. Quesya opera segna un cambio di paradigma, in quanto il principio base dell'interpretazione die sogni è che il sognare ha un significato, contrariamente a quanto genericamente si riteneva prima.
Freud stesso ha considerato questa sua opera fino alla sua morte la sua opera più importante. 
L'interpretazine dei sogni è nata come uno dei primi risultati dell'utilizzo delle libere associazioni rispetto all'utilizzo dell'ipnosi. La libera associazione dimostra che esiste una rete di collegamenti che funziona costantemente nel sogno e nella veglia, è una specie di rete arborescente che si prolunga all'infinito. Solo 30 anni dopo la prima edizione Freud dirà che è possibile sbagliare l'interpretazione dei sogni, ed è possibile pensare che ci sono più interpretazioni possibili. Se immaginiamo una superficie e pensiamo di fare scorrere una biglia questa può prendere diferenti percorsi. Lo stesso accade nelle libere associazioni, seguendo le quali si percorre una via possibile, un percorso che si costruisce al tempo stesso che si associa ma che è uno solo dei possibili tra analista e paziente. Bion ha parlato del fato che l'analista ad un certo punto ascoltando il paziente individua un selected fact, un elemento che verrà privilegieto e che orienterà l'interpretazione. Altri autori scrissero un lavoro intitolato "selected fact or overvaluated idea?", infatti è possibile che sia l'analista a sbagliarsi dando eccessiva importanza ad un'idea. L'apparato psichico funzionando per associazioni costruisce un percorso e questo percorso va esplorato dall'analista e dal paziente quando il paziente racconta il sogno. La tecnica interpretativa di Freud inizia con la richiesta esplicita di associazioni al paziente su ognuno degli elementi del sogno raccontato. Attualmente non si lavora più così, visto che il lavoro è sostenuto dalla teoria del transfert e del controtransfert, anche se i principi di base sono i medesimi. Quando  Freud dice che ha potuto esplorare il significato del sogno tramite le sue innovazioni tecniche dice qualcosa di importante anche dal punto di vista epistemologico, in qanto testimonia come la teoria derivi dalla esperienza clinica e dunque dalla tecnica. F. disse che il libro fu finito nei suoi elementi essenziali nel 1896, tre anni prima della pubblicazione. Ci si può domandare come mai F. ha aspettato tre anni: l'autoanalisi era in corso. Molti dei sogni presentati da Freud sono suoi inizialmente. E' interessante notare come Freud non alcuna pietà di se stesso nessuna remora a mostrare i suoi pensieri, anche quando parla di un suo sogno dove esprime il desiderio che il figlio morisse in guerra per motivi di invidia sulla sua giovinezza, setimento difficile da ammetere per un padre che ama molto il proprio figlio. Per certi versi l'interpretazione dei sogni può esere letta come una sorta di autobiografia. Freud nel periodo della stesura corrispondeva con Fliss, Freud aveva bisogno di un interlocutore ed era quaesta una cosa essenziale, quasi impossibile fare un autoanalisi senza un qualche tipo di riscontro. Al tempo stesso Fliss diviene però perseutorio per Freud, e Freud stesso faceva fatica a separarsi da lui almeno fino al termine della sua autoanalisi.
In ogni sogno è come se si aprisse un collegamento, l'ombelico, con lo sconosciuto, che può o meno essere esplorato. Ciò apre un secondo problema tecnico, non bisogna forzare la mano nell'interpretazione con il paziente, questo va consierato insieme al consiglio tecnico sulle associazioni. Fino a dove è utile chiedere associazioni. I pazienti certamente si educano "tramite" l'analisi, imparano più o meno consapevolmente cosa interessa all'analista. L'analista magari identifica qualche elemento importante e su qyello chiede qualche associazione, a questo punto l'analista deve decidre se andare avanti o, tenendo conto del transfert e del controtransfert, dle contesto della situazione, tenendo conto di quello che Klein chiamava punto di urgenza, deve insomma decidere se chiedere ulteriori associazioni o se interpretare o se fare interpretazioni intermedie, che sono quelle che aiutano ad ssociare ulteriormente. E' indubbio comunque che nessun sogno può essere interpretato fino in fondo. (Se si considera la lettera 52 a Fliss, Freud dice che ci son differenti tipi di trascrizioni, ci sono trascrizioni che non hanno un interpretabile, mentre le sucessive trascrizioni sono sempre più sofisticate e ricche di elementi simbolici). Ci sono però nei sogni elementi paritoclarmente intensi o misteriosi, bizzarri, oppure particolarmente reali nela percezione del paziente, elementi che si cerca di capire ma che non si riesce a capire, anche questi possono essere definiti "l'ombelico".del sogno, e devono essere approfonditi chiedendo associazioni. Gli analisti kleiniani e quelli winnicottiani hanno sottolineato sopratutto l'aspetto simbolico del sogno, piuttosto che le associazioni del paziente. Questi analisti affermano che anche le affermazioni precedenti alla esposizione del sogno vanno considerate associazioni, ciò è certamente vero in senso lato tutto è associazione a tutto, ma Freud non lavorava così e riteneve associazione libera al sogno il materiale seguente. Se si interpreta solo mediante gli aspetti simbolici si rischia di ingabbiare il paziente impedendogli di associare liberamente.
La ego psichology aferma che tutto è formazione di compromesso, dunque tutte le frasi del paziente comprendono sia difesa che pulsione, dunque anche frasi difensive del paziente hanno diritto di poter essere considerate libere associazioni. La tecnica psicoanalitica per Racker è come la torta viennese: prima c'è la cioccolata, poi la milefoglie, poi la crema ecc.. così l'interpretazione doveva iniziare per Racker , comeper la ego psichology, con l'interpretazione della difesa, solo così il paziente poteva progredire. verso la conoscenza dell'elemento dal quale cercava di difendersi e che cercava di emergere. Operazione opposta a quella della Klein che cortocircuitava la difesa e cominciava, basandsi sull'idea che l'elemento essenziale era l'angoscia, con l'interpretazione della fantasia inconscia che poteva occuparsi o meno con l'interpretazione della difesa. Ora le carte di sono un po' mescolate e i kleiniani non lavorano più così e nemmeno gli egopsichologist. Freud nel passare degli anni ha cambiato il modo di interpretare i sogni. Inizialmente i sogni che presenta nell'opera sono peraltro solo i suoi, solo successivamente include nel'opera sogni di pazienti e sogni che altri colleghi gli segnalano. Freud non si fermerà mai più un'ora nell'interpretazione dei sogni, ed affermerà che quello che conta è qyello che accade nella seduta e non il sogno: il sogno è una via di accesso.
E' necessario spiegare al paziente cosa ci aspettiamo da lui e lui cosa si deve aspettare da noi, se non gli diciamo per esempio io ogni tanto parlerò il paziente ha diritto di aspettarsi anche che noi taceremo sempre o viceversa che parleremo solo noi.
Freud quando pubblica la prima edizione del libro ne riceve una hard copy con copertina rigida, Flissi invece la riceve in carta. I libri una volta erano semplicemente in carta e poi ognuno si occupava di rilegarsi i propri, come è possibil evedere nei castelli dove è posibile osservare che ognuno poteva avera il suo gusto nel rilegare o anche il desiderio di rilegarli tutti con lo stesso cuoio in un certo qual modo.
Freud afferma che non solo i sogni hanno un significato ma anche che sono soddisfacilento di un desiderio rimosso, successivamente aggiungerà un tentativo di soddisfacimento di un desiderio.
Le seconda edizione fu pubblicata nel 1909. E' utile mettere in relazione l'epoca della pubblicazione con le opere che Freud stava pubblicando nelle varie epoche, questo aiuta a capire i cambiamenti che Freud ha operato nel tempo. La seconda edizione va messa in relazione con le minute delle riunioni della società psicoanalitica viennese (pubblicati in italiano dalla Boringhieri). Erano riunioni che venivano effettuate il mercoledì sera dove ognuno portava quello che stava facendo, naturalmente in quel periodo c'era una rande attività rispetto all'interpretazione dei sogni. Così mentre la prima edizione era un opera dei singolo e la fonte di ispirazioe era lo scambio di lettere con Fliss. In questa edizione Freud ha ascolto e ha un pubblico, è stata creata una società, ci sono le riunioni e i colleghi raccontano i sogni dei loro pazienti a Freud.
Le pubblicazioni sono state efettuate in questi anni: 1900, 1909, 1911, 1914, 1919, 1921, 1922, 1930.
Freud dice che questo libro ha un significato soggettivo perticolare per il fatto che coincide con una parte della sua autoanalisi, della sua reazione ala morte della sua analisi. Freud riconosce esplicitamente nel 1909, nella secodna edizione, che di fatto questo libro è una sorta di autobiografia che viene fatta attraverso l'interpretazione dei suoi sogni collegati ovviamente alla sua vita. Non si può dire più che Freud prosegua la sua ricerca in isolamento, sucessivamente Freud si lamenterà nell'edizione dle '30 e nelle l"ezioni di psicoanalisi" del fatto che c'è un certo disinteresse per i sogni, gli analisti non scrivevano più tanto riguardo ai sogni come facevano prima. In questo periodo Freud ha scritto psicopatologia della vita quotidiana, lo studio sulla gradiva, i tre saggi sula sessualità.. Freud è così in condizione di aggiungere verso la fine dell'edizione del 1909 la famosa frase: " l'interpretazione dei sogni è la via regia per l'interpretazione dell'attività dell'inconscio".
Nella terza edizione del 1011 Freud fa revisioni teoriche ed aperture ai colleghi. Sopratutto nel capitolo 5 e 6 Freud comincia a fare riferimento a lavori di altri colleghi. Nel 1899 la sua teoria sulla sessualità non esisteva ancora, e l'analisi delle forme più complicate di psiconevrosi era ancora all'inizio, è avenuto il passaggio dalla teoria traumatologica alla teoria della fantasia. Freud menziona esplicitamente questi progressi. La terza edizione include anche un'altra scoperta effettuata da Freud, che non esisteva nella prima e secoda edizione, che è la teoria dei simboli. Inizierà a lavorare in sintonia con alcuni colleghi rispetto all'estendere la teoria dle simbolismo al mito ed al passato storico dell'umanità. La teoria del simblismo è probabilmente oggi la parte più debole della teoria di Freud del sogno. L'ingresso delle teorie strutturaliste negli anni '60 dimostreranno che in realtà questa universalità del simbolismo corrisponde al processo logico più che al mito. Il mito è una soluzione logica ad un problema, il mito può avere varianti strutturali ma è la risoluzione ad un problema . Per esempio il mito di edipo è la rosiluzione del problema dle passaggio dal due al tre.,ell'inclusione dle terzo Freud dice che gli organi genitali maschili sono rapresentati da oggetti puntuti (ombrello, coltello, serpente..), qual'è il processo che lega questa possibilità di simbolismo? Probabilmente un processo logico abastanza banale che è l'analogia tra l'organo genitale maschile e gli oggetit puntuti, come quelo tra gli organi genitali femminili ed i contenitori. Un simbolo genitale maschile è lo Zeppeling, solo che ora non esiste più. Quello che sicuramente è importante è la funzione simbolica della mente, ma non tanto il singolo simbolo. Comunque in questa edizione al simbolismo viene dato un nuovo risalto. Jung critica a Freud che il libro inizia a divenire caotico, l'aggiunta di materiale di altri autori e le numerose agiunte rende la scrittura sempre più complicata e meno chiara. Questo libro nella sua edizione finale appare non scritto tanto bene rispetto ad altri di Freud, lo dice lui stesso nel 1930, dice: "io che sono un amante dell forma e della bellezza devo rimproverarmi perchè rilegendo l'interpretazione dei sogni devo dire che non è scritto tanto bene".
Freud non ha mai aggiornato altri testi, questo acade solo con questo libro.
Nel 1914 viene pubblicata la quarta edizione che risulta esere una sorta si ristrutturazione, Freud si imbarca in un tentativo di una fondamentale ristrutturazione sopratutto dei capitoli 5 e 6, aggiunge poi un lavoro di Otto Rank, con il quale sucessivamente litigherà e toglierà tale aggiunta. In questa edizione viene incluso il nuovo concetto di "realtà psichica" come opposta alla realtà materiale, ciò è fondamentale dal punto di vista teorico. A questo proposito è necesario tenere presente che scoppia la guerra, ma soprattutto che Freud sta scrivendo la metapsicologia (della quale conosciuamo solo una parte perché l'altra è stata distrutta dallo stesso Freud). Per fortuna è stato conservato il lavoro che si intitola "la visione d'insieme delle nevrosi da difesa", che si conservava in una panca di Ferenczi. Non è indiferente pensare che è il periodo della prima giuerra mondiale se pensiamo che Freud dopo la prima guerra mondiala ha scritto un lavoro sublime anche dal punto di vista letterario: "La caducità", che è la conversazione con un poeta, Freud porta riflesisoni sulla prima  guerra modiali e pora riflessioni sull'uomo e sulla civilità, dove dic eche ci eravamo illusi che questo non sarebbe mai stato possibile mente in realtà la colpa è nostra , l'uomo non è quello che vorremmo ma è quello che è e quello che è è quelo che si vede nella guerra. Nella metapsicologia sta sviluppando i concetti di principio di piacere e principio di realtà, tra quella che è la realtà psichica interna e quella esterna , tra quello che vorremmo e quello che è.  Se pensiamo a come si struttura una teoria, questa si sviluppa a partire da moti interni, esterni, da idee originali, da esperienze cliniche.. Freud non sarebbe Freud se non fosse vissuto in quella specifica situazione.. Al tempo stesso appaiono versioni più definitive rispetto al significato della parola inconscio.
Nel 1919 arriva la successiva edizione dell'interpretazione dei sogni, edizione influenzata dalla guerra mondiale. Freud da una parte ha lavorato in questo periodo di guerra sui concetti metapsicologici, ha allargato la sua concezione e le sue idee a quello che ha a che fare con l'uomo primitivo e l'aggressività, ma da bon analisya esplora nella sua autoanalisi esplora la sua di agressività e la mette in relaizone con il proprio edipo, così mentre riflette sulle sue preoccupazioni per il figlio che non torna dalla guerra si accoge che anche desiderava che suo figlio non tornasse dalla guerra per invidie legate alla gioventù del figlio. La seconda guerra mondiale fu un orrore e l portò a riflessioni rispetto al fatto che si pensava che certe cose non potevano succedere a noi occidentali orgogliosi della nostra cultura, ma si accorge che queste cose barbare erano le stesse cose che ritrovava in se stesso nella sua autoanalisi effettuata tramite i sogni. Tutte le sue scoperte teoriche hanno a che fare infatit sempr eocn la sua pratica clinica. Questa edizione serve anche ad introdurre nuovi scritti, compaiono dati che saranno utilizzati nel'Io e l'Es, per esempio. Nel 16 e nel 17 vengono pubblicate le lezioni sulla psicoanalisi, che influenzano indirettamente anche questo libro.
A quest'epoca F. inizia a pensare che forse questo libro ha fatot il su otempo e che non è utile continaure ad aggiungere e togliere, ma non sarà così. In realtà Freud incomincerà a riappropriarsi nella successiva edizione del 25 del libro cercando di restituirgli la sua forma primitiva. Comincia così un procesos di snellimento.  E' stato pubblicato al di là del principio dle piacere e l'Io e l'Es, l'ano successivo verrà pubblicata la nuova teoria sull'angoscia e nel '23 F. scopre il proprio cancro e pasa così dala distruzione della guerra alla distruzione di se stesso. Il fumo ha avuto un significato simbolico fortissimo per Freud, non poteva scrivere senza fumare, ha avto una nevrosi cardiaca er il fumo, diremmo ora una cardiopatia, ha avuto un cancro per il fumo, ma non poteva rinuncuare a fumare e non smette. Scrive ripetutamente sul suo bisogno di fumare e sulla sua impossibilità di lavorare senza fumare. Freud subì numerosi interventi con molto dolore e molte difficoltà, viste le capacità chirurgiche del'epoca. In questa edizion c'è anche una rpesentazione differente e il libro viene separato in due volumi, ha rotto con Ranck eliminando la sua parte insiemne ad altre. Comincia anche a aprlare di cose di cui non aveva parlato come delle parole primitive. Freud era interesato a scoprire se le parole primitive avevano significati più estesi rispetto alle parole moderne. Nel '25 Freud aggiunge un capitolo di supplemento una intitolata i limiti dell'interpretabilità, fin dove l'interpretazione può essere portata, la responsabilità mortle sull'interprtazione dei sogni. Freud diceva che i sogni premonitori non eisstevano, riepstto alla telepatia gli piaceva sperare che esistesse. Jhons che era un anglosassone razionale disse di togliere queste cose dl libro, poiché in quanto poco scientifiche quando qesto libro fosse arrivato in America gli anericani non avrebber apprezzato.
Nel 1930 avviene l'ultima revisione e il gesto dell'arrivederci di Freud. 
Nessun altra opera freudiana ha avuto così tante riedizioni.

OSF Vol. 3 - L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI (1899)

Capitolo 1

B. Il materiale onirico. La memoria nel sogno

Tutto il materiale che costituisce il contenuto del sogno deriva in qualche modo da ciò che abbiamo vissuto e viene riprodotto, ricordato nel sogno.
Capita che il contenuto onirico ci presenti un materiale che durante la veglia non riconosciamo come nostro, come parte della nostra conoscenza ed esperienza, sino al momento in ci un fatto nuovo ci restituisce molto tempo dopo il ricordo, dato perduto, di un'esperienza trascorsa, rivelandoci con ciò l'origine del sogno. Occorre dunque ammettere che nel sogno ricordavamo e sapevamo cose che invece sfuggivano alla nostra memoria durante il giorno.
Il sogno dispone dunque di ricordi inaccessibili allo stato di veglia.
Una delle fonti a cui il sogno attinge, per la sua attività riproduttiva, elementi in parte non ricordati né utilizzati dall'attività psichica dello stato di veglia, è la vita infantile.
Il comportamento della memoria durante il sogno è senza dubbio di enorme importanza per ogni teoria della memoria in generale. Esso ci insegna che "nulla di ciò che una volta abbiamo posseduto intellettualmente può andare del tutto perduto. Ogni impressione, anche la più insignificante, lascia una traccia inalterabile, capace, all'infinito, di riapparire, conclusione questa a cui portano anche molte altre manifestazioni patologiche della vita psichica.
Il sogno però non si limita a riprodurre, ma presenta il materiale trasformato.

Capitolo 5 

B. Gli elementi infantili come fonte di sogni

Come terza particolarità del contenuto onirico F. nomina il fato che nel sogno possono comparire impressioni appartenenti ala primissima infanzia, della quale la memoria vigile non sembra disporre. Naturalmente è difficile valutare la frequenza con cui ciò avviene, perché al risveglio non riconosciamo l'origine degli elementi onirici in questione.

D. Sogni tipici

F. scirve che in genere non siamo in grado di interpretare il sogno di un'altra persona se questa non è in analisi e non ci fornisce libere associazioni in merito al sogno. Afferma però, con le dovute riserve e cautele, che esiste un certo numero di sogni che in quasi tutti compaiono nello stesso modo e che si suppone abbiano significati analoghi.

a) Sogno di imbarazzo per la propria nudità

Il sogno di essere nudi o poco vestiti in presenza di estranei si verifica a volte con la caratteristica aggiuntiva di non provarne affatto vergogna o simili. Consideriamo tipico questo sogno soltanto quando in esso si prova vergogna o imbarazzo. 
Le persone davanti alle quali ci si vergogna sono quasi sempre estranei con fisionomie lasciate indeterminate. Nel sogno tipico non accade mai che si venga rimproverati, o anche semplicemente notati, per l'abbigliamento che in noi stessi prooca un simile imbarazzo. La gente al contrario ha un'aria indifferente oppure  solenne e rigida. Il tipo di pensieri che sostiene il sono è servito di base a una fiaba nota nella versione di Andersen: I vestiti dell'imperatore. 
Nel sogno è il sogno stesso che agisce da imbroglione, mentre l'imperatore è il sognatore, la tendenza moralizzatrice adombra una oscura nozione del fatto che nel contenuto latente si tratta di desideri proibiti, sacrificati alla rimozione. All abase di questi sogni vi è un ricordo della primissima infanzia, afferma F. Soltanto nella nostra infanzia è esistito un periodo in cui eravamo visti seminudi dai parenti, come da estranei, babycitter, visitatori, e in cui non ci vergognavamo della nostra nudità. In molti bambini è possibile osservare - anche in anni successivi - come lo spogliarsi abbia su di loro un efetto esaltante, anziché indurli alla vergogna. Ridono, saltano, si picchiano il ventre; i bambini mostrano spesso voglie esibizionistiche.
Nella storia giovanile di soggetti nevrotici ha grande importanza il denidarsi di fronte a bambini dell'altro sesso; nella paranoia la fantasia di essere osservati mentre ci si veste e ci si spoglia è riconducibile a queste esperienze. Tra coloro che sono rimasti perversi, scrive F., vi è una classe di individui in cui l'impulso infantile è stato innalzato a sintomo: gli esibizionisti. I sogni di nudità sono dunque sogni di esibizione. Le persone verso le quali era rivolto il nostro interesse sessuale nell'infanzia sono tralasciate in tutte le riproduzioni del sogno degli isterici e degli ossessivi; soltanto nella paraonoia gli spettatori venogno reinseriti e viene sostenuta con fanatica convinzione la loro presenza, benché essi rimangano invisibili. Ciò che il sogno rimette al loro posto, "molte persone estranee" che non si curano dello spettacolo offerto, è né più né meno l'inverso del dsiderio di quella singola ben nota persona, cui il denudamento era stato offerto. Non si è più soli, si è sicuramente osservati, ma gli osservatori sono "molte persone estranee, stranamente indeterminate".

b) I sogni della morte di persone care

Questi sogni vanno suddivisi in due classi: gli uni, nei quali non si è colpiti da tristezza, tanto che al risveglio ci si meraviglia della propria insensibilità; gli altri, nei quali si prova profondo dolore per il decesso anzi lo si manifesta durante il sonno con profonde lacrime.
I sogni del primo gruppo non vengono considerati tipici da F. I sogni del secondo gruppo significano ciò che enincia il loro contenuto, il desiderio cioé che la persona indicata muoia. 
E' da tenere presente che i desideri che si presentano nei sogni non sono semrpe desideri attuali. Può trattarsi anche di desideri passati, abbandonati, sovrastratificati e rimossi, ai quali però dobbiamo riconoscere - soltanto per la loro ricomparsa nel sogno - una specie di esistenza prolungata.
Se qualcuno sogna che un parente caro muoia la teoria del sogno conclude che egli una volta nell'infanzia gli ha augurato la morte.
Ora è necessario considerare che la rappresentanzione infantile dell'"esser morto" non ha in comune molto con la rappresentazione dell'adulto.Il bambino non sa nulla degli orrori della decomposizione, del gelo nella fredda tomba, che l'adulto tanto male sopporta - come testimoniano tutti i miti dull'aldilà - nella sua rappresentazione. La paura della morte gli è estranea ecco pechè la può utilizzare anche nel gioco. Per il bambino, al quale d'altra parte dsi risparmiano le scene di sofferenza che precedono la morte, esser morti equivale a "essere via", non disturbare più i superstiti. Egli non distingue in che modo avvenga quest'assenza, se mediante una partenza, un congedo, un allontanamento oppure la morte. Se dunque il bambino ha motivo di desiderare l'assenza di un altro bambino, di un fratello per il quale ha gelosia o di un genitore con il quale è arrabbiato, non esita affatto aocnferire a questo desiderio la forma che egli possa essere morto. Per questo otivo tale rappresentazione, di origine e significato infantile, può comparire nei sogni delgi adulti, il dolore connesso è dovuto al fatto che vi sono forti sentimenti positivi per la persona rispetto alla quale è manifestata la fantasia di morte.

Capitolo 6

E. La rappresentazione per simboli nel sogno e altri sogni tipici

Il simbolismo non appartiene in modo esclusivo al sogno, ma alla rappresentazione inconscia e lo si trova, più compiuto ch nel sogno, nel folklore, nei miti, nelle leggende, nelle locuzioni, nella saggezza dei proverbi e nelle battute popolari correnti.
Un certo numero di simboli è antico quanto la formazione della lingua in generale, alti invece vengono formati ex novo giorno per giorno. Ora, il sogno si serve di questo simbolismo per la rappresentazione mascherata die suoi pensieir latenti.
La tecnica d'interpretazione basata sulle libere associazioni di chi sogna non ci è di solito di alcun aiuto di fronte agli elementi del contenuto onirico; d'altra parte, considerazioni di ordine scientifico ci impediscono di ricorrere all'arbitrio dell'interprete. Così gli elementi del contenuto onirico che devono essere considerati simbolicamente ci costringono ad una tecnica combinata, che da un lato si basa sulle associazioni di chi sogna, dall'altro inserisce ciò che manca, attingendo dall'intelligenza dei simboli di chi interpreta.
I simboli onirici sono spesso plurisignificanti e ambigui, soltanto il contesto ci consente di volta in volta l'interpretazione esatta. 
Imperatore ed imperatrice (re e regina) di solito rappresentano i genitori di chi sogna, mentre chi sogna è il principe o la principessa.
Tutti gli oggetti allungati: bastoni, tronchi, ombrelli, intendono rappresentare il membro maschile, così come tutte le armi lunghe ed accuminate: coltelli, pugnali, picche.
Astucci, scatole, casse, amradi, stufe, corrispondono al grembo femminile, come del resto le caverne, navi, e tuti i tipi di recipienti.
Le stanze nel sogno rappresentano generalmente donne.

Un interessante riferimento alla ricerca sessuale dei bambini risulta dal sogno di due stanze che un tempo ne costituivano una sola, oppure di una stanza nota dell'appartamento divisa in due o viceversa: nell'infanzia l'organo genitale femminile e l'ano sono ritenuti formare una cavità unica e soltanot in seguito si giunge a scoprire che questa regione del corpo comprende due cavità e due orifizi separati.

Scale, scale a pioli, scalinate e rispettivamente il fare le scale, tanto in salita che in discesa, sono rappresentazioni simboliche dell'atto sessuale.
Pareti lisce sulle quali ci si arrampica, facciate di case dalle quali - spesso con forte angoscia - ci si cala, corrispondono a corpi umani eretti e ripetono nel sogno il ricordo dell'rrampicamento del bambino su genitori e persone che lo assistevano.
Le mura "lisce" sono uomini; tavole, tavole imbandite e assi sono in modo analogo donne.

Il sogno (1900)

Nei mesi successivi alla pubblicazione della Interpretazione dei sogni (1899), F. si propone sdi scrivere una esposizione più succinta e più semplice della dottrina del sogno. 
F. riferisce dei risultati ottenuti mediante l'applicazione del nuovo metodo di indagine psicologica, la psicoanalisi, allo studio dei sogni. Sottolinea analogie della vita onirica con le più diverse condizioni di malatia mentale nella veglia. Le idee fobiche ed ossessive sono estranee alla coscienza normale quanto i sogni alla coscienza vigile.
Il metodo che F. utilizza in quest'epoca del suo lavoro di ricerca allo studio dei sogni è il seguente: scomporre il sogno nei suoi elementi e ricercare per ogni frammento le associazioni che vi si collegano, senza premeditazione acriticamente. Riflettere sul sogno non permette di comprenderlo meglio. F. procede dunque analogamente a quanto farebbe con un malato con una rapresentazione fobica, questi sarebbe infatti stato invitato a rivolgere la sua attenzione sull'idea in questione, "non per almanaccarci sopra, come ha già fatto tante volte, ma per rendersi conto -senza eccezione alcuna - di tutto ciò che gli viene in mente a proposito di quell'idea, comunicandolo al medico" (si noti che la stessa tecnica di Freud si è sauccessivamente raffinata e così ha continuato a fare la psicoanalisi negli anni, ma ricordare gli inizi pionieristici aiuta a comprendere qualcosa che altrimenti rislta difficile da spiegare e capire).
F. contrapone il sogno, quae si presenta nel ricordo, al materiale ad esso corrispondente trovato con l'analisi, e chiama il primo contenuto manifesto, il secondo contenuto latente. Definisce poi come lavoro onirico il processo di trasformazione del contenuto latente in contenuto manifesto. Il corrispettivo di questo lavoro, che opera la trasformazione inversa, è il lavoro di analisi.

Rispetto ai rapporti fra contenuto la tente e contenuto manifesto, i sogni possono essere raggruppati in tre categorie.
In primo luogo possiamo distinguere sogni sensati e intellegibili insieme.
Un secondo gruppo di sogni è costituito dai sogni che sono coerenti in se stessi e hanno un chiaro significato, ma che sorprendono.
Al terzo gruppo appartengono quei sogni ai quali manca nello stesso tempo signifoicato ed intelegibilità, sogni che apaiono incoerenti, confusi e privi di senso.
Nei sogni della prima categoria sebra essere stato risparmiato il lavoro onirico, sembra asservi coincidenza tra contenuto latente e contenuto manifesto. I sogni dei bambini sono di questa categoria, cioé sensati e nient'affatto strani e ci consentono di comprendere come i sogni siano palesi appagamenti di desiderio. F. mostra inoltre come i desideri che si trovano appagati nei sogni siano residui diurni, di regola del giorno prima, e nel pensiero vigile erano dotato di un'intensa tonbalità emotiva.
Anche negli adulti si possono trovare numerosi esempi id tali sogni di tipo infantile: molte persone rispondono regolarmente ad uno stimolo di sete notturno con il sogno di bere, che mira a elminare lo stimolo e a prolungare il sonno. Negli adulti anche questi sogno sono però raramente semplici come quelli dei bambini, celano dietro un dato appagamento di desiderio anche un altro significato.
I sogni mostrano il desiderio comegià appagato e il materiale della raffigurazione consiste prevalentemente - anche se non esclusivamente - in immagini sensoriali er lo più visive. Anche in questo gruppo di sogni non manca dunque del tutto una specie di trasformazione che è lecito definire lavoro onirico: un pensiero formulato nel modo ottativo viene sostutito da una serie di immagini nel tempo presente.
Se si confornta da un lato la lunghezza della stesura dl esogno e dall'altor i pensieri onirici ai quali conduce l'analisi, si osserva come il lavoro onirico abbia compiuto una grandiosa concentrazione o condensazione.
Il alvoro di condensaiozne spiega anche certe componenti del contenuto onirico come le persone composite o miste, devono comunque avere un qualche elemento in comune che emergerà dal lavoro di analisi. Ogni elemento del contenuto onirico è sovradeterminato dal materiale dei pensieori onirici.

Oltre alla condensazione e alla drammatizzazione vi è un terzo fattore in azione nel lavoro onirico: lo spostamento onirico. Durante il lavoro onirico l'intensità psichica passa dai pensieri e dalle rappresentazioni cui spetta di diritto ad altri pensieri e rappresentazioni che non ci si sttenderebbe che pretendessero un simile risultato. Nel corso di questo processo di postamento onirico si osserva anche la trasformazione dell'intensità psichica in vivacità sensoriale.

Il contenuto onirico consiste perlopiù in situazioni visive; i pensieri onirici debbono dunque in un primo tempo subire un trattamento che li renda idonei a questo tipo di raffigurazione.
Tutti i sogni della stessa notte provvengono dalla stessa cerchia di pensieri.

Oltre alla condensazione, allo spostamento e al rifacimento visivo del materiale psichico, esiste un'altra attività, il cui contributo non è per la verità riconoscibile in tutti i sogni: l'attività di ordinare gli elementi onirici in modo che questi si congiungano tra loro formando una composizione onirica. Ma per l'analisi il sogno che somiglia a un cumulo disordinato di frammenti sconnessi ha lo stesso valore dle sogno ben levigato e provvisto di una superficie.

F. spiega come continuando nella propria autoanalisi giunge alla fine a pensieri che lo sorprendono, che non soltanto gli appaiono estranei ma anche sgradevli. Questi pensieri sono stati effettivamente presenti nela vita psichica e anche dotati di una certa intensità, ma si sono trovati in una situazione psicologica particolare in seguito alla quale non sono potuti diventare coscienti. A questo stato particolare F. da il nome di rimozione. Si giunge così al concetto della deformazione del sogno, che è opera del lavoro onirico e serve alla dissimulazione, all'intenzione di nascondere.
Secondo il loro comportamento nei confronti dell'appagamento di desiderio, i sogni si distinguono in tre categorie.
Prima: quelli che rapresentano in modo scoperto un desiderio non rimosso (sogni di tipo infantile, rari negli adulti).
Seconda: i sogni ce esprimono velatamente un desiderio rimosso. 
Terza: i sogni che rappresentano un desiderio rimosso, ma senza, oppure con insufficiente copertura; questi ultimi sono regolermente accompagnati da angoscia, che interrompe il sogno.
F. suppone che nel nostro apparato psichico esistano due istanze creatrici di pensiero, i prodotti dell'una hanno accesso alla coscienza, mentre l'attività dell'altra è di per sé inconscia e può giungere alla coscienza solo attraverso l'altra. Al confine tra le due istanze, nel punto di passaggio tra la prima e la seconda, si trova una censura che lascia passare solo ciò che le è gradito e trattiene il resto. Ciò che è stato respinto dalla censura si trova in stato di rimozione. In determinate condizioni, una delle quali è lo stato di sonno, il rapporto di forza tra le due istanze si muta in modo che il materiale rimosso non può più essere completamente trattenuto. Nello stato di sonno il materiale sino ad allora rimosso riuscirà perciò ad aprirsi la via verso la coscienza. Dato però che la censura non è mai eliminata, ma semplicemente diminuita, esso dovrà sopportare dei mutamenti, che ne attenuino la sconvenienza. Ciò che diventa cosciente in questo caso è un compromesso tra ciò che la prima istanza si propone e ciò che l'altra esige. Rimozione - allentamento della censura - formazione di compromesso costituiscono pertanto lo schema base dell'instaurazione di molte altre strutture psicopatologiche.
Una volta superato lo stato di sonno, la censura si ristabilisce rapidamente in tutta la sua grandezza e può quindi nuovamente distruggere ciò che le è stato strapato durante la sua debolezza.

Il sogno risulta essere dunque il custode del sonno.
Lo stato di sonno è reso possibile unicamente dall'allontanamento degli stimoli che potrebbero imporre all'apparato psichico mete diverse da quella del sonno. Il sogno, mostrando il desiderio appagato e trovando credito durante il sonno, elimina il desiderio e rende possibile il sonno.
Il sogno opera una speci edi eliminazione psichica del desiderio represso, o formato con l'aiuto di materiale rimosso, presentandolo come appagato; ma sodisfa anche l'altra istanza, permettendo la continuazione del sonno.

La maggior parte dei sogni di adulti viene ricondotta dall'analisi a desideri erotici. Nessun altro gruppo di pulsioni ha subito una così ampia repressione, per le esigenze imposte dall'incivilimento, come appunto le pulsioni sessuali, inolte queste sanno sotrarsi meglio delle altre al dominio delle più elevate istanze psichiche.
Quasi ogni uomo civile ha serbato in un qualche rispetto la strutturazione infantile della vita sessuale, si comprende dunque come i desideri sessuali infantili rimossi forniscano le forze motrici più frequenti e robuste per la formazione dei sogni. Il mteriale delle rappresentazioni sessuali non può venir raffigurato come tale,ma deve essere sotituito nei sogni da allusioni e simboli.
Il simbolismo onirico non è peculiare dle sogno, ma regna sovrano in egual misura nele favole, nei miti e nele leggende, nelle battute e nel folklore. Non viene creato dal lavoro onirico: si tratta invece di una particolarità - probabilmente del nostro pensiero inconscio - che fornisce al lavoro onirico il materiale per la condensazione, lo spostamento e la drammatizzazione.

Riguardo alla biologia e il sogno e alla memoria e il sogno, vedi anche "sogno e biologia".

L'interesse per la psicoanalisi da parte delle scienze non psicologiche (1913 -OSF)
A. L'interesse della linguistica
Per "lingua" non si deve intendere qui la pura espressione di pensieri in parole, ma anche il linguaggio gestuale e qualsiasi altro tipo di espressione di una attività psichica, come ad esempio la scrittura. 
Le interpretazioni della psicoanalisi sono innanzitutto traduzioni da una forma espressiva che ci è estranea in quella familiare al nostro modo di pensare. Quando interpretiamo un sogno, non facciamo altro che tradurre un determinato contenuto ideativo (i pensieri onirici latenti) dal "linguaggio del sogno" nella lingua della nostra vita vigile. In questo modo apprendiamo le peculiarità di questo linguaggio onirico e ricaviamo l'impressione che esso appartenga a un sistema espressivo molto arcaico.
Così per esempio nel linguaggio del sogno la negazione non viene mai indicata in modo particolare. Nel contenuto onirico i contrari stanno l'uno al posto dell'altro e sono raffigurati dallo stesso elemento. Nel linguaggio onirico i concetti sono ancora ambivalenti, riuniscono in sé significati opposti, come si verifica secondo le ipotesi dei glottologi nelle radici delle più antiche lingue storiche. Un altro sorprendente carattere del nostro linguaggio onirico è l'uso oltremodo requente di simboli che permettono in una certa misura  una traduzione del contenuto onirico.
Se pensiamo che i mezzi di raffigurazione del sogno sono principalmente immagini visive e non parole, il confronto del sogno con un sistema di scrittura ci apparirà ancor più apropriato che non quello con una lingua. In effetti l'interpretazione di un sogno è perfettamente analoga alla decifrazione di una antica lingua ideografica, per esempio die geroglifici egiziani.
Si può dire che il linguaggio onirico sia il modo di esprimersi dell'attività psichica inconscia, anche se poi l'inconscio non parla un unico dialetto. Ciò che un'isterica raffigura con il vomito, si manifesterà nell'ossessivo attraverso scrupolose misure di protezione contor un'infezione e indurrà il parafrenico a lamentarsi o a sospettare di essere avvelenato. Ciò che in questi casi trova espressione così varia è il desiderio di ingravidamento rimosso nell'inconscio, nonché la rispettiva difesa della persona malata contor di esso.

Bibliografia:
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Psychoanalyse (trad. it. Introduzione alla psicoanalisi:nuova serie di
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